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Vini in lattina: 4 cose da sapere

di Salvatore Spatafora

Avete mai bevuto un vino in lattina? Forse no, e anche a noi sembra un po’ strano. Scopriamo insieme 4 curiosità su questo nuovo trend.

Quello che prima sembrava un tabù insormontabile, ovvero il vino confezionato in lattina d’alluminio, oggi è una realtà che sta prendendo sempre più piede a livello mondiale, come testimoniano i volumi di affari in continua crescita (più di 200 milioni di dollari nel 2020 secondo l’agenzia Grand View Research di San Francisco). Vino confezionato in lattina d’alluminio, oggi è una realtà che sta prendendo sempre più piede a livello mondialeAnche in Italia la percezione sembra essere migliorata da quando francesi e americani hanno iniziato a utilizzare le lattine per vini di qualità. Senza dimenticare poi il contributo dei giovani consumatori, più curiosi e liberi dalle sovrastrutture che hanno condizionato le precedenti generazioni. C’è chi sicuramente non vorrà mai sentire parlare di vino in lattina, nel frattempo altri lanciano sul mercato nuovi modelli di bere responsabile, ponendo l’accento sui temi della sostenibilità ambientale. Non si tratta di un fenomeno da osteggiare o di una guerra tra vino in bottiglia e in lattina: i due mondi infatti possono coesistere pacificamente, in un libero mercato in cui il consumatore finale è sempre più informato e consapevole delle proprie scelte. Ecco 4 cose da sapere sui vini in lattina

  1. Le prime lattine di vino in Italia. Nel 1978 la famiglia Giacobazzi deposita presso l’allora Ministero dell’Agricoltura e Sanità la domanda per poter confezionare il vino in tetrapack, PET e lattina. Fino ad allora gli unici materiali consentiti dalla legge per i contenitori erano vetro, coccio e legno. La domanda fu accolta soltanto nel 1982 ma il decreto limitava questa possibilità solo al vino fermo. L’azienda Giacobazzi, specializzata in Lambrusco e spumanti, decide, dunque, di non partire subito con la produzione. Dopo un anno questa limitazione viene meno e così la cantina modenese può finalmente lanciare sul mercato la sua prima lattina, chiamata 8 e ½: non si trattava di un Lambrusco bensì di un vino frizzante disponibile sia bianco che rosso. La nuova lattina incontra subito il favore del pubblico tanto da essere presentata nella trasmissione Flash di Mike Bongiorno e inserita nei punti vendita di Esselunga, Autogrill, Coop e altri celebri marchi della grande distribuzione italiana. Un successo tuttavia destinato a tramontare: il permesso per confezionare il vino in lattina era infatti provvisorio, veniva rilasciato di anno in anno e durava solo pochi mesi. Queste lungaggini burocratiche causarono rallentamenti nella produzione e una conseguente difficoltà di approvvigionamento del prodotto tanto da far scemare nei consumatori l’entusiasmo iniziale per le lattine. Oggi l’azienda che aveva fatto da apripista di questo segmento in Italia ha ripreso con entusiasmo la produzione di vino in lattina.
  2. I produttori di vino in lattina in Italia. Un’altra azienda italiana ad aver investito in questo settore è la bolognese Cantine Sgarzi Luigi: tutto inizia nel 2003 con il prosecco frizzante e oggi la produzione conta circa 15 milioni di pezzi, tra vino e cocktail a base di vino confezionati in lattine di alluminio. La nuova sfida della cantina è adesso rappresentata dai vini fermi: quest’anno, infatti, la linea Ciao Wines, dal design accattivante, si è arricchita di due nuovi prodotti, Pinot Grigio Igt Terre di Chieti e Rosso Igt Terre di Chieti. Tra le nuove realtà c’è poi Zai Urban Winery, azienda veronese nata nel 2021 con un’impronta fortemente green: una linea biologica e vegana con sei canned wine dal packaging contemporaneo in formato 250ml (2 bicchieri di vino). Le varietà utilizzate sono Moscato, Corvina, Garganega, Glera, Merlot, Cabernet, Pinot Grigio. Infine, grazie alla partnership con il Gruppo Meregalli, sono arrivate anche sul mercato nostrano le lattine di Coppola Winery, l’azienda vinicola statunitense del regista premio Oscar Francis Ford Coppola: si tratta nello specifico della linea Diamond Collection FF che include vini ottenuti da Chardonnay, Pinot Noir e Sauvignon Blanc coltivati tra California e Oregon. 
  3. L’account Instagram da seguire. Per gli appassionati dell’argomento canned wine, Miss Vicky Wine è sicuramente l’account Instagram da seguire: parigina, produttrice vinicola in Beaujolais insieme al padre enologo, Anne-Victoire Monrozier, ha lanciato nel 2020 – in piena pandemia – il vino in lattina Ô Joie, un rosso croccante e fruttato da uve Gamay del vigneto di famiglia a Fleurie (Chateau des Moriers): il progetto è partito con una produzione limitata di 4 mila lattine per testare la reazione del pubblico. La risposta ha superato le aspettative e al primo lotto è subito seguito un riassortimento di altri 2 mila pezzi.
  4. Scelta giovane e green. Mettendo a confronto i tre materiali generalmente usati dall’industria per il packaging, l’alluminio presenta un minor tempo di decomposizione rispetto alla plastica e al vetro. Parliamo comunque di un processo molto lungo di degradazione che varia in base al tipo di oggetto, ma in compenso non rilascia particelle di plastica nell’ambiente. Senza dimenticare poi il potenziale del riciclo, così come per il vetro.  Altro vantaggio è la praticità delle lattine: meno pesanti e più resistenti rispetto al vetro, risultano di conseguenza più facili da trasportare. All’estero sono particolarmente apprezzate dai giovani per la loro versatilità (possono essere portate negli stadi e ai concerti). Le aziende hanno fiutato l’interesse di questa fascia di consumatori e adattato la produzione alle loro specifiche esigenze: le nuove lattine presentano quasi sempre grafiche curate che enfatizzano elementi come il basso contenuto calorico, la gradazione alcolica ridotta, il regime di produzione in biologico e la scelta di un imballaggio amico dell’ambiente.