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Il futuro del vino tra Bitcoin e NFT

di Silvia Pace

Gli NFT, la blockchain e i bitcoin sono arrivati anche nel mondo del vino: che sia questo il futuro anche in questo campo?

Il futuro del vino è nel segno di Bitcoin e NFT. Merito dell’Italian Wine Crypto Bank (Iwcb), la prima banca del vino italiano costruita su blockchain, il grande registro contabile, condiviso e immutabile, che tiene traccia delle transazioni virtuali. L’istituto di credito dal cuore italiano ma con sede a Dubai e Hong Kong ha lanciato da poche settimane l’Iwb, la moneta virtuale per l’acquisto delle bottiglie.

Per la prima volta nel mondo, i possessori di Bitcoin, Ethereum e delle principali criptovalute hanno la possibilità di utilizzarle per acquistare i vini della Italian Wine Crypto Bank tramite la piattaforma di scambio Latoken. Sta agli acquirenti decidere se godersi subito il vino o se scegliere di conservare le bottiglie, opportunamente personalizzate, nel magazzino della banca in Belgio come forma di investimento. In quest’ultimo caso il valore del vino non solo si incrementa mese dopo mese ma la clientela ottiene anche dei bonus esclusivi in base all’andamento della criptomoneta usata.

All’acquisto vengono assegnati degli NFT (token crittografici, in pratica gettoni virtuali) che rappresentano un vero e proprio atto di proprietà delle immagini ad alta risoluzione della bottiglia personalizzata. Duplici i vantaggi per collezionisti, investitori e wine lovers: da una parte diventano proprietari di una speciale bottiglia numerata e firmata dall’enologo o dal proprietario, proveniente direttamente dalle cantine che aderiscono al progetto. Dall’altra la riproduzione dell’etichetta firmata è invece conservata in esemplare unico nella blockchain della Banca. In questo modo si può vendere la bottiglia per ricavarne un guadagno e dall’altra si possiede anche l’unicità artistica del token. In pratica il valore di quel vino resta praticamente immutato anche una volta consumato il contenuto in quanto si potrà collezionare la bottiglia originale, seppur vuota, con l’etichetta firmata e c’è anche l’etichetta unica digitale tracciata da poter rivendere sul mercato degli NFT.

Per il produttore che aderisce al progetto IWCB il vantaggio è che riceve subito un terzo del valore di mercato del vino e un altro terzo alla vendita mentre se dopo due anni il vino non viene venduto diventa di proprietà dell’istituto di credito stesso. L’Italian Wine Crypto Bank è una maniera vincente per proporre i vini pregiati delle nostre cantine partner al nuovo mercato degli utilizzatori di cripto, che sono ormai oltre 221 milioni nel mondo, e che potrebbero raddoppiare nei prossimi mesi. E’ un pubblico curioso e spesso con un forte potere d’acquisto”, ha spiegato Rosario Scarpato, fondatore e direttore della Iwcb in occasione della ultima BTO Be Travel Online a Firenze.

Tra le cantine partner che hanno aderito al progetto troviamo Allegrini, Arnaldo Caprai, Banfi, Barone Ricasoli, Castello Di Querceto, Fattoria La Magia, Fontanafredda, Marchesi Mazzei, Planeta, Podere Il Carnasciale, Poggio al Tesoro, Tasca d’Almerita, Tenuta di Capezzana, Tua Rita, Vini Franchetti Tenuta di Trinoro, San Filippo e Tenuta Setteponti.