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Hard Seltzer: cosa sono e perché piacciono cosi tanto

di Salvatore Cosenza

Scopriamo cosa sono gli Hard Seltzer, la bibita che sta facendo impazzire gli Stati Uniti. Ecco come produrli anche a casa.

Guardare al di là dell’Atlantico è spesso un ottimo modo per intercettare in anticipo tendenze che, in alcuni casi, prenderanno piede anche nel Vecchio Continente. Quello degli hard seltzer negli Stati Uniti è da qualche anno un trend in grande crescita, con un volume di affari che comincia ad assumere dimensioni considerevoli: 1.52 miliardi di dollari nel 2020, con un aumento del 214% rispetto all’anno precedente. Non sappiamo se tale successo si replicherà nel nostro paese, quel che è certo è che esistono già alcuni hard seltzer made in Italy, ma prima di elencarli capiamo meglio di cosa si tratta. 

Cosa sono gli Hard Seltzer

Molto semplicemente sono bevande alcoliche, gassate e aromatizzate. Le tecniche di produzione sono due: la prima è una semplice miscelazione di una base etilica neutra con acqua gassata (Seltz) e aromi. Con il secondo metodo invece, la componente alcolica si ottiene attraverso una fermentazione di acqua con malto o zucchero, mentre l’aggiunta di frutta o altri ingredienti serve a connotarne il gusto. 

I motivi del successo negli USA

Le caratteristiche degli hard seltzer sono estremamente compatibili con le esigenze di alcune fette del mercato americano. La gradazione alcolica non eccessiva (intorno ai 5°) unitamente alla ridotta quantità di zuccheri garantiscono un apporto calorico moderato. Grazie a infinite combinazioni aromatiche poi, è facile incontrare il gusto di tanti. Fondamentale è infine il ruolo del packaging: i colori sgargianti e la praticità delle lattine hanno rappresentato fattori decisivi per la diffusione di queste bevande. Attualmente leader di mercato negli Stati Uniti è White Claw. 

Gli Hard Seltzer italiani

Preparare un hard seltzer a casa (o al bar) non è difficile, se per realizzarlo si sceglie la tecnica della miscelazione. Diverso è il discorso se si vuol procedere con una fermentazione, metodo che ha inevitabilmente incuriosito chi è già avvezzo a giocare con i lieviti. Le multinazionali della birra hanno già fiutato l’affare, i grandi marchi di alcolici e soft drink pure, in attesa che arrivino a proporre i loro prodotti anche in Italia, alcuni microbirrifici artigianali hanno deciso di cimentarsi con gli hard seltzer.

Microbirrifici e Hard Seltzer

Il primo è stato Mister B di Mantova: il suo Billi, è realizzato in quattro versioni (Mango Blast, Coco Twitch, Ginger Lime e Pineapple Zest). Cala il poker anche Toccalmatto-Caulier con i gusti Passion Fruit e Ananas, Fragola e Ribes, Menta e Yuzu, Pompelmo e Arancia. Strong Water è invece il nome della bibita firmata Birrificio Pontino, con dragon fruit e ananas. Gravita nell’orbita Baladin il brand italo elvetico Wati: un progetto di Isaac Musso (figlio di Teo) che ha realizzato tre hard seltzer (alla mela, all’arancia e al fieno di montagna), la cui base alcoolica è ottenuta dalla distillazione di birre rimaste invendute a causa del Covid. Il birrificio siciliano Namastè ha scelto le bottiglie anziché le lattine per la linea Acqua Forte, che può vantare ben 12 declinazioni la cui base è un fermentato di acqua e zucchero, anziché malto.