8 nuovi amari a cui dedicare (più di) un dopo pasto

19 Novembre 2020

Gli amari sono tornati di gran moda negli ultimi anni. Non più confinati al dopocena o a passare da semplice digestivo dopo un pasto abbondante, sono protagonisti a tutti gli effetti. Un mondo affascinante e tutto da scoprire attraverso la guida di Agrodolce agli amari. Dopo la riscoperta di marchi storici finiti nel dimenticatoio e di etichette vintage tornate di grande attualità, sul mercato si affacciano le nuove proposte e si registrano invasioni di campo da parte di produttori di altri liquori e distillati. La nuova frontiera per grandi multinazionali e piccole aziende è nel segno dell’amaricante. Nell’ultimo anno e mezzo si sono affacciati al mercato prodotti spesso innovativi o quanto meno insoliti, tutti da provare, ad esempio a base di birra o in versione biologica.

  1. Canto Amaro (Liquori delle Sirene). Fedele al suo nome seduce come una dolce nenia. Nel Canto Amaro ritroviamo il profumo dei limoni del Garda, la dolcezza della vaniglia mentre a esprimere le note amaricanti ci sono il cardo e la genziana. Un prodotto che esprimere il territorio, senza coloranti e aromi di qualsiasi tipo com’è nella filosofia dell’azienda Liquori delle Sirene.
  2. Venti (Rivolta). Venti botaniche differenti, una per regione, fanno la differenza in Venti. L’amaro della famiglia Rivolta (gruppo Rinaldi 1957) è il simbolo stesso dell’Italia unita e dalla scorsa primavera è presente anche nella sua versione analcolica. Le botaniche rappresentano: Campania (limoni), Sicilia (arance), Sardegna (mirto), Abruzzo (genziana), Veneto (achillea), Liguria (foglie di ulivo), Toscana (ginepro), Basilicata (basilico) e Piemonte (taraceto) solo per citarne alcune. Un approccio contemporaneo al classico amaro pur se realizzato secondo metodi tradizionali.
  3. Intervallo (Vecchio Magazzino Doganale). Un amaro da salotto: è il nuovo progetto di Ivano Trombino per il Vecchio Magazzino Doganale. Intervallo è ottenuto da infusioni singole e separate di genziana, galanga, assenzio, alloro, maggiorana, distillazioni di menta e salvia. Vellutato il sapore, con note che ricordano la caramella Rossana. Un amaro da assaporare comodamente seduti sul divano a casa per momenti di non trascurabile felicità.
  4. Ambedue (32 Via dei Birrai). Il mondo del luppolo è sempre stato al primo posto per 32 Via dei Birrai. A distanza di quasi quindici anni dalla nascita il birrificio ora si sente abbastanza forte da puntare sul mondo di liquori e distillati. Ambedue è un amaro alla birra realizzato grazie alla collaborazione tra 32 Via dei Birrai e Genziana Distillati di Crespano del Grappa. Per ottenere Ambedue viene utilizzata la Nebra, birra ambrata a base di malto d’orzo e segale: su questa base sono innestate le botaniche (genziana, rabarbaro, assenzio romano, cannella, cascarilla alla china). Una novità per il mercato italiano: è tra i primi amari alla birra.
  5. Amaro Bonaventura (Bonaventura Maschio). Il lockdown ha portato qualcosa di buono in casa Bonaventura Maschio. La scorsa primavera sono stati presentati due nuovi amari della storica distilleria giunta alla quinta generazione. Erbe e fiori prende le mosse da un amaro che veniva prodotto già un secolo fa. Si parte dal distillato d’uva Prime Uve Bianche e si punta su un bouquet floreale: geranio, gelsomino, tiglio e rosa appassita. L’amaro è dato da ortica e trifoglio fibrino e con sentori agrumati di arancio e cedro e fruttati di mela e pera. Altra musica per Erbe e spezie: qui la base è l’acquavite Prime Uve Nere, con note speziate e tostate per via dell’affinatura in legno. Il bouquet è composto da cannella, vaniglia e fava tonka mentre l’amaricante arriva da genziana, china, salvia sclarea e arancio amaro, note balsamiche di finocchio e del carvi, il cumino dei prati.
  6. Amaro Baladin. Amaro di birra in casa Baladin. Un’idea nata quasi per gioco: miscelando una sera le spezie in un bicchiere di Beermouth (il vermouth di Baladin), Teo Musso ha trovato la giusta ispirazione per la sua nuova creazione. Da qui sono partiti vari esperimenti: per ottenere l’Amaro Baladin si prende come base di partenza la birra Xyauyù e si aggiunge un mix di botaniche in cui spiccano la radice di genziana e la lavanda.
  7. Amaro Rubino Bio. Amaro Rubino viene realizzato con il miele e le erbe che crescono tra i laghi e le Prealpi di Lombardia e Piemonte. Da segnalare le erbe locali: fiori di camomilla e sambuco, ortica, cumino dei prati, radice di tarassaco. L’unica eccezione “fuori zona” è la liquirizia calabrese. L’amaro è certificato biologico, tra i primi in Italia. Prende il nome dal suo ideatore Matteo Rubino, conosciuto a Varese per i trascorsi da musicista, è stato il leader degli Shakers, e per il talento nel produrre e commercializzare liquori. L’amaro è nato quasi per gioco, come regalo di Natale agli amici.
  8. Amaro Cantine Gori (Hermes Botanica). Cantine Gori ormai c’ha preso gusto. Dopo il Vermut, ecco l’Amaro a marchio HermesBotanica, uno dei brand della cantina di Nimis. Nel nuovo prodotto i sentori delle Alpi sposano i profumi del Mediterraneo grazie a un pizzico di creatività e ingegno: l’unione tra erba iva balsamica, o Achillea Moscata e scorza di mandarino è sublimata dall’infusione nella grappa friulana. Si avvertono inoltre leggere note di genziana, rabarbaro, timo serpillo, piantaggine e quassia amara.
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