15 frutti ibridi da assaggiare una volta nella vita

13 Marzo 2019
di Carlotta Mariani

Sapete che sulla nostra tavola potete trovare tanti frutti ibridi, nati da incroci di varietà diverse? Persino il limone, secondo alcuni, è nato da un antico incontro del tutto naturale, già conosciuto in Italia al tempo degli antichi Romani.alcuni sono antichi, altri sono novità nate dalle esigenze di mercato  Alcuni ibridi hanno una storia lunghissima, altri sono novità spesso ancora tutte da scoprire o, ancora meglio, da assaporare. Colori, forme, sapori nuovi e a volte del tutto inaspettati. E ne sentiremo sempre più parlare, perché tanti studi sono stati fatti e sono ancora in corso per avvicinare questo mondo sempre più alle richieste e alle esigenze del cliente. Un ingrediente più dolce o una buccia più sottile e morbida? Le indagini di mercato e le tecniche agricole ci faranno scoprire sempre più novità. Vediamo insieme alcuni di questi frutti ibridi da provare o tra cui curiosare.

  1. Mapo: è forse uno dei più conosciuti in Italia. Nasce nel 1950 dall’incontro tra il mandarino Avana e il pompelmo Duncan nel Centro di ricerca per l’Agrumicoltura e le Colture Mediterranee di Acireale (Ct). La buccia è sottile e di colore verde. La polpa arancione è succosa ed è caratterizzata da un sapore molto particolare, in grado di unire le note aspre e amare del pompelmo con quelle dolci e aromatiche del mandarino.
  2. Canarone: altro ibrido 100% italiano, inserito nell’Arca del Gusto di Slow Food. Viene chiamato anche limone cedrato ed è nato dall’incrocio tra cedro e limone. Non sappiamo esattamente quando ma troviamo traccia di questa pianta in alcuni documenti del 1859. Viene coltivata nell’alto Lago Maggiore e il sapore dei suoi frutti ricorda quello dei limoni, aromatico e leggermente pungente. Il Canarone può essere usato per le marmellate, per le scorzette candite o semplicemente fresco.
  3. Pineberry: anche chiamata fragola-ananas, è un frutto creato nel ‘700 dall’agronomo Antoine Nicolas Duchesne che incrociò due varietà selvatiche americane di fragola. La particolarità di questo frutto è che è al contrario: bianco con i semini di colore rosso. Al palato ricorda più il sapore di un ananas rispetto a quello della fragola ed è perfetto per una macedonia, un frullato, un sorbetto o come decorazione esotica delle nostre torte.
  4. Tayberry: ecco che cosa succede quando un lampone si innamora di una mora! L’aspetto ricorda quello del primo frutto ma le dimensioni sono più importanti e la forma allungata. Questo ibrido prende il nome dal fiume scozzese Tay ed è stato sviluppato proprio in questa parte dell’isola britannica dal Scottish Crop Research Institute. Il sapore è leggermente acidulo, molto aromatico, ottimo sia al naturale che in varie preparazioni dolci come confetture, sorbetti o torte.
  5. Limequat: come si intuisce dal nome, protagonisti di questo incontro sono il kumquat e il lime, più precisamente una delle sue cultivar (Limetta messicana). A creare questo frutto è stato il botanico americano Walter Swingle nel 1909. La polpa è acida e amarognola e ricorda molto quella del lime. La buccia è dolce e aromatica, perfetta per profumare cibi e bevande.
  6. Mandarancio: sembra sia l’agrume più venduto dopo l’arancia e probabilmente anche voi avrete gustato i suoi spicchi quest’inverno. Si tratta di un ibrido tra un mandarino e un’arancia, un frutto dal sapore dolce, interessante in tante ricette diverse. Può aromatizzare infatti un risotto, una torta o una crema. Oppure può essere aggiunto fresco alle nostre insalate. Ne esistono diverse varietà, tra cui le clementine.
  7. Clementine: una varietà di mandarancio. Il suo sapore è più dolce di un mandarino, più simile a quello di un’arancia. Altro aspetto interessante è il fatto che contiene meno semi. Si può sfruttare in cucina sia per ricette dolci che per ricette salate. Abbinate, per esempio, le clementine ai gamberetti, alla zucca, all’insalata oppure preparate una marmellata con cui accompagnare i formaggi o ancora una profumata torta.
  8. Pompelmo: un ibrido nato dall’incrocio tra il pomelo e il cedro. Secondo alcuni le sue origini sarebbero orientali, secondo altri caraibiche. Il suo nome scientifico, Citrus paradisi, cedro del paradiso, è sicuramente molto evocativo. Oggi questo frutto è conosciuto per i suoi usi culinari ma anche per le sue proprietà. In particolare i semi del pompelmo sono molto sfruttati come rimedio naturale.
  9. Miyagawa: nonostante il nome esotico, questo mandarino dal sapore dolce non è altro che un ibrido tra un pompelmo e una clementina. Viene coltivato da alcuni decenni anche in Italia. La forma è particolare perché è leggermente schiacciata ai poli. La buccia è verde, la polpa è caratterizzata da un colore arancio vivo e dal profumo intenso. Vi farà piacere sapere che non ha semi.
  10. Plumcot: come ci suggerisce il nome, è l’incrocio tra la prugna (plum) e l’albicocca (apricot) creato dal botanico statunitense Luther Burbank più di un secolo fa. Da non confondere con i pluot, ibridi molto più complessi e dal sapore generalmente più dolce. In ogni caso possono essere tutti ottimi ingredienti per una crostata, una torta o una semplice confettura.
  11. Peacotum: complesso è anche questo frutto che mette insieme pesca, prugna e albicocca. Il creatore è Floyd Zaiger che, insieme ai figli, nel suo instituto Zaiger’s Inc Genetics in California ha creato centinaia e centinaia di nuove varietà. Al palato il peacotum riesce a combinare la dolcezza e la consistenza di una pesca con l’acidità di una prugna e l’aspetto di una albicocca. Da provare nei dolci, nelle insalate o in abbinamento a formaggi freschi.
  12. Rangpur: dicono che tre sia il numero perfetto. Questo ibrido, originario del continente indiano, combina mandarino, limone e arancia. Si tratta di un valido sostituto del lime, usatissimo nei cocktail. Se la buccia assomiglia a quella di un’arancia, infatti, la polpa ricorda il sapore di un limone molto acido con sentori floreali.
  13. Frutto dell’oroblanco: torniamo di nuovo in California e più precisamente all’università California-Riverside dove, negli anni ’50, è stato creato questo ibrido tra pompelmo e pomelo. Il risultato? Un pompelmo che non è amaro, anzi. La polpa è dolce e succosa, l’ideale per agrumati cocktail.
  14. Papple: negli ultimi anni in Nuova Zelanda hanno invece portato sul mercato la pera che assomiglia a una mela. In realtà, alla base di questo frutto ci sono due varietà di pere europee e asiatiche che, incrociandosi, hanno dato vita a una materia prima dal sapore simile a quello di una mela, ma più dolce e dalla consistenza più succosa. Provatela fresca, da sola oppure insieme a formaggi o insalate.
  15. Biricoccola: un frutto antico e dimenticato, nato dall’incrocio naturale tra un’albicocca e un susino mirabolano. Pensate che è citato nel catalogo di alberi da frutto dei frati Certosini di Parigi datato 1775. La buccia è scura, sottile, leggermente pelosa. La polpa ricorda la consistenza di una susina ma la dolcezza di una albicocca. Le nostre nonne usavano la biricoccola per preparare le marmellate, le crostate oppure dei biscotti farciti. Oggi si trova soprattutto in Emilia Romagna e Campania.