Astemi, è il vostro momento: il trend dei cocktail analcolici

17 Aprile 2019

L’era dei beveroni alcolici da discoteca è finita: gli amanti del bere miscelato non possono che gioire nel vedere le drink list della maggior parte dei locali, bere miscelato non significa più soltanto drink alcolici tra vaste selezioni di ingredienti e cura nell’estetica del cocktail. Gin tonic, Negroni, Moscow Mule ormai sono cocktail che si trovano ben fatti quasi dappertutto: al bando gli alcolici da discount a favore di premium e medium choice. Questa rivoluzione nel consumo di alcol (a favore del poco e meglio) è direttamente collegata alla scelta sempre più frequente dei cocktail a leggera gradazione alcolica o totalmente analcolici. Per fortuna, possiamo iniziare a pensare che sia finita l’era dei cocktail analcolici tradizionali, beveroni fatti con succhi di frutta dolciastri e nauseabondi che lasciavano decisamente poca scelta a chi non voleva o non poteva consumare alcol.

Più qualità, più scelta

La tendenza invece si è direzionata verso una maggiore qualità ma anche verso una maggiore possibilità di scelta tra gli analcolici, provando ad accontentare anche chi, non apprezzando l’alcol, ama comunque gusti più amaricanti o secchi.

Ingredienti di base

Ingredienti base per queste alternative sono i soft drink all’italiana: spuma, cedrata, chinotto, orzata, che infatti fanno anche da spalla in molti cocktail. Se di qualità sono prodotti che assicurano un sapore decisamente complesso, senza cadere nello zuccherino e nel noioso. Anche gli infusi, i e il caffè sono validi prodotti da utilizzare per cocktail analcolici: Lavazza, ad esempio, ha studiato un aperitivo a base soda e caffè espresso che, con l’aggiunta di una fetta di limone e delle bacche di ginepro, niente ha da invidiare ai drink più classici.

Gli analcolici storici

A spianare la strada fu, molti anni fa, lo Shirley Temple: ispirato alla famosa attrice di Hollywood, questo cocktail analcolico è composto da due parti di ginger ale, una di granatina e una di soda, e fu ideato dal Royal Havaien Hotel alle Hawaii. Insieme al suo simile, il Roy Rogers, in cui sostituire il ginger ale con la Coca Cola e ispirato all’attore cowboy americano, ma anche il Fruit Punch, per un periodo erano spariti dai banconi e dai tavoli dei locali, salvo riapparire negli ultimi tempi sempre più frequentemente, per la gioia degli astemi e di chi deve guidare, e può prendere da bere senza rinunciare alla ricerca di gusto e a uno sfizio per la serata.