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Roma: le nuove aperture del 2022

di Francesca Feresin

Il 2022 è iniziato da poco e a Roma arrivano le novità in fatto di ristorazione. Ecco i locali da non perdere nella Capitale.

Il 2022 è appeno iniziato e le nuove aperture, i cambi di rotta, a Roma, non faticano a farsi sentire. La capitale pullula di nuovi ristoranti, ma anche pizzerie, cioccolaterie e cocktail bar. Se da un lato abbiamo grandi nomi della scena gastronomica che consolidano la propria presenza dall’altro scopriamo interessanti progetti di giovani che hanno deciso di scommettere sul food&beverage. E poi ci sono le evoluzioni e le metamorfosi di chi c’è sempre stato e, speriamo, continuerà ad esserci. Ecco quindi le nuove aperture a Roma del 2022.

  1. Freni e Frizioni Draft. La punk attitude di Freni e Frizioni, street bar trasteverino per antonomasia, approda anche nel quartiere Prati in una nuova veste con un tocco ricercato e minimale. Così nasce Freni e Frizioni Draft, concept bar focalizzato sulla proposta di drink premiscelati e serviti alla spina, ma anche un nuovo indirizzo per la pizza e i lievitati salati di qualità. Aperto sia a pranzo sia a cena, il locale di Luca Conzato, Cristian Bugiada e Riccardo Rossi, vuole essere veloce e dinamico, all’avanguardia e creativo. Dodici i cocktail ready to drink da provare a cui si aggiunge anche una selezione di sei birre alla spina dai prezzi più che onesti. E gli stessi cocktail sono disponibili in lattina. Zero fronzoli per la pizza ed i fritti di Matteo Carducci da divorare all’ombra di un drink in un contenitore contemporaneo di più di 300 mq progettato da Ana Gucig. 
  2. Campocori. All’interno dell’Hotel Chapter, fra gli esemplari più interessanti, poliedrici e contemporanei della biodiversità alberghiera capitolina, brilla da qualche mese l’insegna di Campocori, un luogo ispirato ai classici ristoranti italiani della New York anni ’30, i cui interni sono stati progettati dal pluripremiato interior designer sudafricano Tristan du Plessis. Campocori è un luogo dark e lussuoso ma non formale e rigido. Qui si assaggia una cucina divertente e giovane come la personalità del suo chef, Alessandro Pietropaoli. Da provare sono il risotto al pino mugo con coscette di rana e salsa daidai, un condimento giapponese a base di agrumi, nonché il Rombo cotto direttamente in crepinette e abbinato ad una golosa salsa alla mugnaia e verza fermentata. E presto riaprirà Hey Güey, la terrazza che omaggia il Messico con tacos d’autore e cocktail originali.
  3. Gintoneria by Santo Trastevere. Nuova storia da scoprire a Trastevere. Da Santo, già apprezzata realtà poliedrica del quartiere più ambito della capitale, da qualche mese è arrivata la Gintoneria, la prima in città, con ben 110 tipi di gin in carta e altri 10 a rotazione ogni mese. Ideatore della trasformazione è Daniele Fadda, proprietario di quello che è diventato il punto di riferimento per aperitivo, cena e serate all’insegna del buon intrattenimento nella parte più intima della zona. Al bancone o ai tavoli interni e del dehors esterno si possono provare etichette originali, dall’italianissimo Argintum 925 all’Hendrick’s Amazonia, che racchiude tutto il profumo di piante e frutti rari, passando per il giapponese Ki.No.Bi con foglie d’oro. In abbinamento? Piatti sempre nuovi, semplici ma mai banali. 
  4. Dogma. Giovani, neanche trentenni, Gabriele Di Lecce e Alessandra Serramondi, coppia nel lavoro e nella vita, a febbraio 2022 hanno aperto Dogma, un ristorante di pesce che ruota attorno alla brace, nel quartiere San Giovanni. Lui in cucina, lei in sala, stupiscono con piatti solidi ed una accoglienza competente e frizzante al contempo. La cucina di Gabriele è creativa ma con i piedi per terra. C’è grande attenzione al pesce locale e alle verdure dell’orto di famiglia a Maccarese a cui si aggiungono pane e dolci, che sono tutti fatti in casa, con farine selezionate siciliane macinate in un piccolo mulino casalingo. Da non perdere il Carciofo alla matticella, crema alla giudia e carpaccio del giorno e i Tagliolini alla crema di scampi e cipollina bruciata. La carta dei vini presenta una proposta in continuo divenire, attenta e etica con produttori che lavorano per lo più in naturale.
  5. Lucciano’s. Ad aprile, in Via delle Muratte ha aperto Lucciano’s, un nome che racchiude un concept di gelato artigianale italiano e internazionale allo stesso tempo. Il progetto nasce nel 2011 in Argentina, a Mar del Plata in provincia di Buenos Aires, da un’idea di Daniel e Christian Otero, padre e figlio italo-argentini che hanno deciso di puntare tutto su un format tradizionale e innovativo, legato al concetto italiano di gelato. Quella di Roma è la prima insegna europea dei due imprenditori portegni, che in soli 10 anni sono arrivati ad avere 60 punti, di cui 55 in tutto il Sud America e diversi negli Stati Uniti. Ma cosa si mangia da Lucciano’s? L’offerta è ampia e variegata con 24 gusti di gelato sfuso che spaziano da frutta, in versione vegana, a creme quali il Super Zabaione, il Cioccolato Lucciano’s con bon bon di nocciole e il Cioccolato bianco con Pistacchio Crock. Immancabile il signature Dulce de Leche con dulce de leche, una crema a base di latte Premium Argentino e variegato con dulche de leche. Oltre al gelato sfuso ci sono gli IcePops, piccole creazioni create nel laboratorio interno di diverse forme e colore a base di ghiaccioli alla frutta, stecchi a base di creme e rivestiti di cioccolato, cannoli realizzati con la classica cialda rivestita da gusti assortiti e la Luxury in Limited Edition. Imperdibile Tonio, l’iconico Luxury IcePops a forma di maialino con crema chantilly, venatura di biscotti, ganache al cioccolato e copertura di cioccolato bianco, e ancora il Minion IcePops. Lucciano’s infatti è l’unico brand ad avere i diritti della Universal Pictures di produrre un icepops dalle sembianze dei piccoli e simpatici aiutanti gialli di Gru, il protagonista del cartone animato Cattivissimo me. E c’è uno special guest creato ad hoc per la gelateria romana a forma di Colosseo: il Colosseum Ice Pops.
  6. Gina. Tra la scalinata di Trinità dei Monti ed i muraglioni che salgono verso Villa Borghese, c’è Gina, storica insegna della ristorazione capitolina che dopo la chiusura imposta dalla pandemia, riapre con alcune novità. Restyling in chiave absolute white della sala, mise en place snella ma ricercata, orchidee a completare il quadro. A dirigere la sala c’è Maria Cristina Bisogno, restaurant manager di talento. Comfort food gourmet è il taglio dato al nuovo menu elaborato dal giovane chef romano Stefano Monaco. Nella nuova carta trovano posto piatti schietti come il Prosciutto di Parma con 24 mesi di stagionatura, la Burrata di Andria con alici del Cantabrico, la Tartare di Fassona, poi il Manzo danese e il Pescato del giorno cotto a bassa temperatura o i classici della cucina romanesca, dall’Amatriciana alla Cacio e pepe. C’è spazio anche per proposte vegetariane, come le vellutate del giorno. Imperdibili le Tagliatelle di seppia servite su una crema di piselli e zenzero così come i dolci dal Terramisù allo Zabaione con mandorle pralinate e gocce di cioccolata, fino all’immancabile Tortino al cioccolato dal cuore caldo con salsa alle fragole.
  7. Cavalletti. La storica pasticceria di Via Nemorense, dopo aver inaugurato in soli due anni due nuove sedi a Vigna Stelluti e Colli Albani lancia il Cavalletti Caffè, un’inedita versione bar che ha appena aperto in Via della Croce e già si prepara ad una replica ai Parioli. Tra le novità emergono il Millefoglie monoporzione ed il gelato artigianale al gusto del celebre zabaione della casa. E poi una selezione pregiata di thè e caffè, lievitati di qualità e dolci artigianali, di cui alcuni farciti con l’inconfondibile crema allo zabaione, in formato mignon per accompagnare ogni momento della giornata.
  8. Mamma Orso. A pochi metri da Piazza Bologna, ha trovato casa Mamma Orso, il ristorante che celebra la cucina italiana tra interpretazioni intime e contaminazioni apolidi dei due amici Ciro Del Pezzo e Andrea Longo, rispettivamente ai fornelli e in sala. In questo luogo, tra arredamenti retrò, candide tovaglie che apparecchiano la tavola alla vecchia maniera e porcellane uniche scovate nei mercatini vintage, la coppia ha ricreato un ambiente familiare dove assaporare piatti in continuo cambiamento.  La linea è infatti giornaliera, formulata sulla base dell’offerta del banco di frutta e verdure nel quartiere Montesacro a cui si aggiungono materie prime selezionatissime e rigorosamente italiane. I piatti vedono protagonisti tagli considerati meno nobili, come il quinto quarto, ma c’è anche pecora e abbacchio. Da provare è la Genovese di pecora, tra i pochi piatti che difficilmente esce dalla carta così come il Coniglio fritto alla cacciatora. Andrea, dall’altra parte, stupisce con una carta dei vini che alterna piccoli e giovani produttori, come Cantina Ribelà a Monte Porzio Catone e Le Formiche in Toscana, a grandi nomi come Mazzei per il Chianti Classico e Arnaldo Caprai per il Sagrantino di Montefalco. Interessante anche la proposta per l’aperitivo dalle 18 alle 20 tra bolle, foie gras, salumi e formaggi ed il pranzo da sabato domenicale, una sorta di anticipazione del giorno festivo da trascorrere in famiglia o con gli amici davanti a piatti della tradizione come lasagne, cannelloni, costolette alla scottadito.
  9. Friccico. In uno spazio di ispirazione parigina, a Monteverde, nasce Friccico, insegna di recente apertura in viale dei Colli Portuensi 169 dalla passione di tre giovani amici, Simone, Andrea e Iacopo per la buona tavola. Il format del locale, studiato con grande accuratezza da Simone La Rocca e Serena Moretti, unisce le atmosfere dei bistrot parigini ai sapori della tradizione italiana. Da Friccico si gusta una cucina concreta che nasce dalla spesa quotidiana e dalle primizie delle piccole aziende agricole del territorio. Il menu è in continua evoluzione con piatti caratterizzati dalle lunghe cotture e dal fuoco vivo. La protagonista è infatti la griglia a vista. Tra le proposte più intriganti emergono la Terrina di fagiano, funghi alla brace, e crostino di pane, il Vitello Tonnato con salsa antica, e ancora il Petto d’anatra alla brace con caramella croccante ripiena di coscia e salsa al mandarino, e i Plin di fagiano alla cacciatora con pesto di broccoletti e funghi alla brace. Immancabile Le Foie Gras Maison con pere e cipolle caramellate al burro, la Lepre à la Royale farcita con foie gras e tartufo, e la sezione dedicata alla Gastronomia. Non mancano alternative vegetariane e una carta dei vini ampia e estesa anche alla Francia.
  10. Extremis. Extremis è la nuova pizzeria non convenzionale che unisce ricerca, unicità e divertimento a Via di Pietralata. Il progetto ristorativo vede protagonisti tre giovanissimi ragazzi, Mattia Lattanzio, Giovanni Giglio e Edoardo Cicchinelli pronti a stupire con una pizza contemporanea e una cucina alternativa. In un ambiente moderno fatto di giochi cromatici e opere d’arte come l’iconica X posizionata sul soffitto si fa strada un ricco menu con alcuni prodotti esclusivi come i rinomati Lingotti, scrigni fritti ricchi di sapore, e la nuovissima Crumbly, una rivisitazione, croccante e friabile, della pizza al padellino. Accanto a questi emergono i fritti classici, dal supplì al fiore di zucca passando per baccalà e olive ascolane fatte a mano, la sezione Fritti al cucchiaio oltre naturalmente alla Pizza napoletana proposta in chiave moderna con topping classici e ribelli anche vegani e vegetariani. Interessante la proposta dolce con monoporzioni fatte in casa. E sul bere? Nulla è lasciato al caso né sul fronte birra, con etichette artigianali selezionate in collaborazione con Natural Born Drinkers, né per quanto riguarda la carta dei vini, degli amari e dei distillati ricercati da Davide Merlini di Noi di Sala.
  11. Pulejo. Tra le aperture più attese della capitale c’è quella dello chef Davide Puleio e del suo ristorante. Lui, romano di origini, che vanta esperienze internazionali che vanno dal Noma di Copenaghen a L’Alchimia di Milano, dove si è guadagnato la stella Michelin, ha scelto Roma, ed in particolare il quartiere Prati, per il suo posto. Pulejo il nome dell’insegna, che in un ambiente essenziale e caldo, stupisce con piatti diretti, di pancia, dall’immensa tecnica e concetto. C’è la Tartare di peperone, una versione vegetariana del battuto di carne e il Risotto Mi-Ro con zafferano e coda alla vaccinara. Due i degustazione da 5 e 7 portate a cui si aggiunge il wine pairing e le proposte alla carta.
  12. Untitled 53. 53 Untitled è il nuovo tapas concept a un passo da piazza Navona ideato e concretizzato da Cecilia Moro, chef romana trentenne formatasi fra Italia e Francia, e Mariangela Castellana. Dopo aver lavorato in cucine stellate, allo Chévre D’Or ad Eze, Cecilia va a Valencia e si innamora del suo cibo più famoso, la tapa. Da qui parte 53 Untitled, che in un ambiente fresco e informale, offre la cucina romana riletta in chiave contemporanea. Qualche esempio? Gli Agnolotti del plin al fazzoletto ripieni di salsa all’amatriciana, omaggio romanizzato allo chef Ugo Alciati, i ravioli cinesi con coda alla vaccinara, il carciofo alla giudia rivisitato. Appassionata di vino e sommelier, Mariangela dà un quid in più alla sala consigliando i giusti pairing.
  13. Olio Santo. A Centocelle è nato un nuovo indirizzo di street food dedicato alle specialità della cucina pugliese. Si tratta di Olio Santo, piccola bottega in via dei Castani dove gustare la vera Puglia. Il progetto di Vito Meliota e Maurizio Corsi si sviluppa attorno ad un ampio bancone in legno, tra luci e colori provenienti  dalle belle ceramiche di Grottaglie e le brillanti scritte luminose. In carta c’è l’imbarazzo della scelta, tra la tipica focaccia barese, con pomodoro, olio, sale e origano, i panzerotti, rigorosamente fritti dai molteplici gusti, come la variante con la ricotta forte e quello con ragù bianco di scottona e piselli, e ancora il rustico salentino, le focaccine realizzate con impasto di patate e le varie proposte con affettati locali. Da ultimo, non poteva mancare il pasticciotto leccese.
  14. Aromi Bistrot. Aromi Bistrot, la recente apertura della giovanissima coppia formata da Luca Longo e Erica De Falco. A pochi passi da Piazza Venezia, in Via Quattro Novembre 138, Aromi offre una cucina di mare con piatti semplici e dai sapori nuovi che valorizzano i prodotti del mare e le loro caratteristiche. Definito da molti un fast food gourmet, Aromi si contraddistingue per una proposta veloce e di qualità, con piatti da gustare in loco o portar via. Ci sono i Salumi di pesce come la Salsiccia di Pesce, preparata seguendo la stagionalità del mare e la conseguente disponibilità dei prodotti, ed il Prosciutto di Ricciola. Non mancano i Fritti con la Frittura di calamaretti accompagnata da una maionese al tabasco e lime o il Supplì di riso con crema di melanzane e scamorza, con maionese alle erbe e un cubotto di orata affumicata. Millefoglie di patate, salmone marinato al pepe rosa e lime, burrata, Insalata di polpo con patate e songino con polpo rosticciato con carote e pane carasau, Tortelli ripieni di gamberi con pomodorini datterini e timo, Panini e Focacce, come quella con porchetta di tonno, maionese alle erbe e finocchi chiudono l’offerta.
  15. Vinificio. Nasce a Testaccio Vinificio, il fratello punk del Pastificio San Lorenzo, uno spazio interamente dedicato al vino naturale. Gli ambienti del locale, sviluppati su due grandi ambienti collegati da un lungo bancone angolare sono stati progettati dallo studio More Than Arch di Roma, che ha dato vita ad uno spazio dall’anima industriale, retrò e contemporanea allo stesso tempo, con elementi d’arredo e corpi illuminanti prodotti in Germania e Francia. La proposta gastronomica, affidata ad Alberto Mereu, cresciuto affianco ad Heinz Beck a La Pergola, si basa su una cucina di prodotto, fatta di ricerca maniacale della materia prima. Tre le sezioni: Tapas, Bottega e Cucina. Si parte con le Tapas in stile madrileno, con la classica fetta di baguette abbinata a prodotti e ricette locali quali Fegatini di pollo e carciofo alla romana, Caprino selezione Pira e zucchine scapece ed il Tonno di maiale e pomodori verdi in conserva. La sezione Bottega è invece rappresentata da un corner del banco dedicato a salumi e formaggi di alta qualità, mentre la Cucina gira intorno ad un mix di main course di piccole dimensioni e proposte più street come fritti e sandwich, da poter ordinare in ordine sparso come il Krapfen di aringa affumicata e la Bouillabaisse di cozze e patate fritte. Ma al vino chi ci pensa? Cantina e sala sono affidate ad Alessandro Antognozzi, che dopo le esperienze nel gruppo Sorpasso/Passaguai e la più recente come head sommelier da Acquasanta, prende in mano quella che promette di essere una delle selezioni di vini naturali più ampie e dinamiche d’Italia, con oltre 500 referenze di vini naturali provenienti da tutto il mondo, destinate a raddoppiare in autunno.
  16. Stadlin. Nel quartiere San Giovanni il club Stadlin raddoppia e dà appuntamento nel suo Salotto romano per gli addicted della cucina abbinata ai cocktail. Un Premium Concept Bar con Cucina, figlio dell’esperienza dell’omonimo e più movimentato club in zona Ostiense, Salotto Stadlin vuole essere un luogo dove rifugiarsi per gustare un ottimo aperitivo, pasteggiare a drink o rilassarsi in un after dinner. La famiglia Coticoni, assieme a Brando Giorgi, attore e noto volto televisivo ha dato vita a questo spazio che tra pezzi di design, oggetti d’antan e luci soffuse, evoca un’atmosfera retrò in stile Belle Époque. I bartender capitanati da Pasquale Viscito miscelano ad arte cocktail dal sapore unico con infusi e preparazioni esclusivamente homemade. Per quanto riguarda la cucina, da Salotto Stadlin si mangiano piatti, ideati da Daniele Tullio, che seguono lo stesso principio con un menu che viene rinnovato ogni tre mesi. Tra i piatti più rappresentativi emergono la Tataki di Manzo con Salsa ai Mirtilli e Funghi Saltati, la Fettuccina al Ragù Bianco con Fonduta di Parmigiano, la Guancia di Manzo Brasata al Cacao con Puree di Patate e il Cremoso alla Fava Tonka, composta di Ananas e Terra di Cocco.
  17. Quartino. Quartino è la nuova enoteca con cucina di Piazza Vittorio dedicata alle grandi etichette italiane e francesi con una cucina moderna e trasversale che parte dalle eccellenze gastronomiche nazionali e internazionali. Gli imprenditori Marco e Giacomo Wu, proprietari anche del vicino Astemio e di un’altra enoteca a Milano, hanno sviluppato questo progetto che conta ad oggi 2000 etichette di qualità, presenti anche in mescita, all’interno di un contesto classico ed elegante dove regnano il ferro ed il legno di rovere. E dunque accanto a nomi del calibro di Conterno Monfortino, Sassicaia, Tignanello e Brunello di Montalcino Poggio di Sotto, e anche di champagne come il Louis Roederer, il Pol Roger, il Moet Hennessy, si assaggiano prodotti di altissima qualità, con poche manipolazioni e piatti onesti, che assolvono egregiamente al loro compito di fare da spalla.
  18. Cioccolateria Velt. A neanche 25 anni Livia Tommasino ha inaugurato una boutique cioccolatosa con laboratorio in zona Marconi. Il suo nome è Velt, acronimo dei suoi genitori, Vito ed Emilia, a cui si aggiungono le lettere del suo nome. In questo laboratorio all’avanguardia, dotato di una termoformatrice grazie alla quale si applica una tecnica di stampaggio di materie plastiche a caldo, nonché di una stampante 3D per dare tridimensionalità al cioccolato, si acquistano creazioni tanto belle quanto buone ottenute a partire da materia prima di livello come il cioccolato Valrhona. Praline, monoporzioni ma anche liquori sono al centro dell’offerta. Qualche esempio? Praline cocco e fondente o banana e passionfruit, frutta ricoperta di finissimo cioccolato fondente come nel caso dell’arancia oppure nella versione al cioccolato bianco per il limone, poi, creme spalmabili alla gianduia o al pistacchio grezzo, cookies, viennesi al cacao, cantucci con cioccolato al latte e arancia e per finire Sacher Torte e torte moderne come la tartelletta al caramello, namelaka al cioccolato bianco e nocciole sabbiate.