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Mangiare in Hotel: Osteriva a Murano

di Pamela Panebianco

Abbiamo provato il ristorante dell’Hotel Centric Hyatt di Murano, Osteriva e visitato questa cittadina veneta: ecco come è andata.

Ho provato la cucina di Alessandro Cocco, chef dell’Hotel Centric Hyatt di Murano. Messa così potrebbe sembrare una pedissequa ripetizione di una consuetudine lavorativa sempre uguale a se stessa e invece no. Questa non è stata solo una mera esperienza gastronomica, ma un tuffo in una realtà di un fascino raro e di una esclusività decisamente singolare.

A Murano puoi farti raccontare perché il Doge volle rinchiudere in questo minuto arcipelago tutti i vetrai della Repubblica. Puoi ascoltare le perlere e la storia centenaria del loro mestiere: donne professioniste detentrici di un’arte antica in cui piccole sfere di vetro venivano prodotte in serie per arricchire una dote fatta di gioielli delicati e sontuosi (se ti interessa cerca la bottega di Monica Cavaletto – FerroVetro, Campo Santo Stefano 7 ). Puoi, se vuoi, perderti a guardare il fuoco ossigenato del cannello che unito a un tocco di genio trasforma cannucce di vetro in onirici paesaggi marini dominati da sinuose posidonie dai colori cangianti (ti invito a questo proposito a visitare l’atelier di Davide Penso proprio di fianco all’Hotel).

A Murano puoi riposare dopo aver ammirato la bellezza translucida di Venezia. Se hai la fortuna di soggiornare nell’Hotel Centric Hyatt puoi raccontare tu stesso di aver dormito nell’antico palazzo delle conterie trasformato negli ultimi anni in un hotel di lusso e raffinatezza che unisce il design moderno alla bellezza fragile ma imponente delle sculture di vetro (lampadari, specchi, lampade o installazioni) dei più noti artisti del territorio.

Venini e Barbini, per citarne qualcuno. Sono di questi artisti le opere che attirano lo sguardo mentre ti sposti tra le sale dell’hotel rimanendo via via sempre più affascinato dalla discreta diversità di ambienti armonici ma tutti diversi tra loro. Ospite dell’hotel, dotato di 119 stanze, ho potuto ammirarne l’architettura industriale e il recupero sapiente degli spazi che diventano, senza snaturarsi, deliziose suite ampie e confortevoli. Sono poi arrivata a saggiarne la ristorazione, facendomi piacevolmente convincere dalla plurima offerta della struttura.

Durante la bella stagione l’acciottolato di fronte alla reception accoglie il dehors del Rivalonga Bar + Lounge, qui dalla colazione al pranzo, dall’ora dell’aperitivo al cocktail serale si può scegliere di concedersi un momento di relax. Se come me ti dovessi imbattere in una giornata piovosa ricorda che al patio esterno fa da eco una sala interna, un’intima zona lounge.

Altrimenti si può scegliere di gustare un aperitivo all’interno del Spritz & Fizz, il lobby bar in cui, tra velluti e lacche si apprezza appieno l’atmosfera lacustre e spensierata delle vacanze veneziane. Al bancone ci si ferma per un pre cena, un masterclass di miscelazione o un dopo cena alcolico. A base naturalmente del cocktail più famoso della regione: uno Spritz d’autore, ma che lascia largo spazio a una accuratissima selezione di altri spirit.

Alle spalle il ristorante Osteriva è il regno di Alessandro Cocco. Abruzzese, 35 anni, la gavetta partita dal Sofitel di Roma a Villa Borghese per poi sbarcare a Parigi al Bistrot Benoit by Alain Ducasse. Ducasse che torna spesso nei suoi racconti di cucina e vita anche quando parla del rapporto con Heinz Beck e dell’esperienza di Dubai al Social By Heinz Beck del Waldorf Astoria Palm. Da segnalare in una carriera ricca di nomi importanti le aperture dei ristoranti Tartufi & Friends per Sermoneta Luxury Food e la recente esperienza veneziana all’Hotel Metropole. Questo curriculum ha fatto di Chef Cocco un professionista attento e lungimirante. La sua cucina non cerca il guizzo mirabolante quanto piuttosto la pulizia formale di una materia prima veneta che porti in tavola il sapore, ahinoi troppo poco conosciuto, di queste terre.

Noi abbiamo assaggiato i Calamari cotti, crudi e fritti girotondo armonico intorno al pescato, per poi farci ammutolire dal Crudo di Laguna di gambero rosa e rosso, capesante, seppia, volpina, liza aurata su ghiaccio vetro e odori. Siamo passati agli Gnocchi di patate, funghi porcini veneti e nepetella, boschivo e evocativo al medesimo tempo, Calamaro ripieno di verza e patate con carciofi croccanti romano pur nella sua essenza lagunare. Ben bilanciato l’abbinamento della cantina (interessante e promettente per il futuro) servito da un personale di rara maestria.

Abbiamo concluso con i Profiteroles ripieni con crema di ricotta e zucchero, salsa calda al cioccolato coccola di un tempo che fu che ritorna per lo spazio di qualche boccone. Ne viene fuori una esperienza intima e pacata che fa il paio con il carattere deciso ma sapientemente accorto dello chef. Personalità che non passa inosservata chiacchiera amabilmente con noi giornalisti facendoci riflettere su quanto possa come possa risultare singolare (a noi e in particolare a me) la vita dei veneziani e dei mestrini. Uomini e donne che vivono la maggior parte della propria vita a contatto con la laguna, si spostano da un quartiere e l’altro in barca e attraverso i canali trasportano tutto ciò che può servire. Se ti capita fai un giro per le strade, ti accorgerai come puoi comprare la frutta direttamente da una barchetta in cui la verduraia timona un piccolo scafo, puoi camminare fino a tra i viottoli a sfioro sulla laguna mangiando un buon gelato (da segnalare la Gelateria Artigianale Murano).