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Pantelleria: 7 cose da sapere sui suoi vini

di Salvatore Cosenza

L’isola di Pantelleria è il luogo ideale per chi è appassionato di vino. Ecco sette informazioni da sapere assolutamente.

Dove anche l’umanità è patrimonio: questo è lo slogan adottato dal Parco Nazionale di Pantelleria in un emozionante spot girato qualche anno fa. Una frase capace di sintetizzare il ruolo virtuoso dell’uomo nella valorizzazione paesaggistica di un’isola, difficile come ogni territorio vulcanico, battuta costantemente dai venti (Bent-el-Rhia significa figlia del vento in arabo) ma antropizzata da millenni. Qui, la peculiare forma di viticoltura e i muretti a secco costruiti con pietra lavica, entrambi Patrimonio Immateriale dell’Umanità per l’Unesco, si fondono perfettamente con la natura circostante. E a proposito di vigne, la tradizione vinicola pantesca è cosa ben nota ai più ma ci sono comunque aspetti che meritano di essere approfonditi. 

Viticoltura eroica

I vignaioli panteschi fanno i conti con condizioni pedoclimatiche complicate da sempre: venti costanti, piogge scarse, temperature elevate. La tipologia di coltivazione che sono costretti ad adottare rende particolarmente faticosa la raccolta delle uve, che non può essere meccanizzata e richiede mano d’opera prestante e specializzata. Le vigne, spesso, si trovano su terrazzamenti, ricavati per strappare terra coltivabile agli appezzamenti più impervi. Per tutte queste ragioni, quella di Pantelleria è definita viticoltura eroica.

L’allevamento ad alberello

Dicevamo del tipo di allevamento. I panteschi hanno giocato d’astuzia contro le avversità, optando per la coltivazione ad alberello. Si tratta di una pratica tramandata nei secoli, volta a creare un microclima favorevole. La vite infatti viene piantata senza sostegni in una buca, il che le garantisce protezione dai venti ed evita dispersione di umidità, in una terra afflitta permanentemente dalla siccità. La sapiente potatura completa l’opera e dona alle vigne pantesche il loro aspetto unico e inconfondibile. 

L’uva Zibibbo 

Nota anche come Moscato d’Alessandria, l’uva Zibibbo è la varietà a bacca bianca dal profilo aromatico spiccato, tipica dell’isola. Zabīb in arabo significa uva secca e un tempo, infatti, essa non era utilizzata per la vinificazione. Attualmente invece è la base dei vini che rientrano nella DOC Pantelleria. Le percentuali di grappoli raccolti per essere venduti come uva da tavola o passita sono ormai irrisorie. 

I vini Pantelleria Doc

Dal 1997, il Consorzio Volontario di Tutela e Valorizzazione dei vini DOC dell’Isola di Pantelleria lavora per tutelare e valorizzare il patrimonio vitivinicolo. Tra le varie iniziative intraprese, il Consorzio è stato il promotore della tutela della pratica agricola della vite ad alberello, ottenendo l’iscrizione della stessa nel registro dei Beni Immateriali dell’Umanità dell’UNESCO. Il disciplinare prevede che la Denominazione di Origine Controllata riservata sia ai Passiti e ai vari tipi di Moscato sia ai vini bianchi, anche nelle versioni frizzanti o spumanti. Poi c’è lo Zibibbo Dolce, la cui commercializzazione è ormai molto rara. 

L’appassimento dell’uva

La punta di diamante della tradizione vinicola pantesca è sicuramente il Passito. Una peculiarità dell’uva Zibibbo è quella di consentire due raccolti in due momenti diversi. Nel periodo che intercorre tra i due, i primi grappoli hanno il tempo di appassire. Altra fonte di approvvigionamento di uva appassita sono anche i vigneti più vicini alla costa, dove la maturazione avviene con circa un mese di anticipo rispetto a quanto accade nelle contrade interne. Le differenze pedoclimatiche dell’isola concedono dunque quel lasso temporale utile alla disidratazione delle uve, che avviene al sole e al vento, nei tradizionali stenditoi. In alcuni casi, il processo può essere accelerato da un passaggio preventivo dei grappoli in una soluzione di acqua bollente e potassa.

La produzione del Passito

Una volta deraspata a mano, l’uva passa, carica di zuccheri, aromi e acidi va ad arricchire il mosto, ottenuto a sua volta dalla pigiatura dei grappoli freschi. L’inserimento avviene in maniera graduale a fermentazione già avviata. Il vino conserverà ovviamente un residuo zuccherino elevato e un profilo aromatico complesso. Il produttore potrà optare eventualmente per un passaggio in legno o limitarsi ad acciaio e bottiglia. 

I due tipi di Passito 

Nel disciplinare della DOC Pantelleria sono citati il Passito propriamente detto (chiamato anche naturale) e l’altro definito invece liquoroso. La differenza sta nel fatto che il secondo è addizionato con una quantità di alcol, sebbene sempre di origine enologica. Una scorciatoia che rende il prodotto finale meno pregiato oltre che inevitabilmente più economico.