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Davide Mengacci, il volto del territorio e delle ricette italiane in TV

di Carlotta Mariani 23 Novembre 2018 12:22

Davide Mengacci, da 20 anni volto da associare ai programmi tv dedicati a cibo e tradizioni, ci racconta il suo punto di vista sulla cucina in televisione.

Davide Mengacci è un volto ben noto nel panorama televisivo italiano. Un volto che da più di vent’anni non possiamo che associare a programmi dedicati al mondo dell’enogastronomia, della (ri)scoperta delle tradizioni e dei territori più belli e suggestivi del nostro Paese. un volto da associare a programmi dedicati all'enogastronomia italiana e le sue tradizioni Da La domenica del villaggio a Fornelli d’Italia, fino ad arrivare a Ricette all’italiana, in onda su Rete4 dal lunedì al sabato dalle 11.20 alle 13. Novità: la nuova stagione vede la partecipazione della cuoca Anna Moroni, che ha da poco lasciato La prova del cuoco. Nato a Milano, Mengacci ha iniziato la sua carriera come pubblicitario, guidando l’agenzia di famiglia, per poi dedicarsi alla televisione. Si è affermato come conduttore televisivo con una trasmissione cult degli anni ’90: Scene da un matrimonio. Un format innovativo all’epoca, che ha anticipato il proliferare di proposte dedicate al giorno del fatidico sì. Così come è successo con i suoi programmi dedicati al turismo e al mondo del cibo, che ancora oggi lo vedono protagonista. E in questo settore Mengacci può vantare un interessante primato. Quale? Scoprite quello che ci ha raccontato…

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Come è nata la tua passione per la cucina?
Più che per la cucina nel senso di cucinare, la mia è una passione per la cucina nel senso di mangiare. Mio padre, oltre che una buona forchetta, era un accademico della cucina italiana (l’Accademia della cucina italiana è un’associazione culturale nata per tutelare i principi della civiltà della tavola italiana, ndr). Lui mi ha introdotto alla buona cucina, ai buoni ristoranti, ai buoni vini… tutte cose che ho imparato ad apprezzare fin da ragazzo.

Quando hai iniziato invece a occuparti di cucina in televisione?
Con La domenica del villaggio nel 1996. Sono stato il primo conduttore in assoluto che cucinava in tv e sono stato l’unico per qualche anno, prima che scoppiasse il grande successo della cucina in televisione.

Come è successo?
L’ho fatto per un caso fortuito perché quando abbiamo cominciato quel programma – che era in diretta e che ho condotto per 11 anni – era previsto che una casalinga, della località dalla quale trasmettevamo, preparasse la pietanza più caratteristica del luogo. Ci siamo però accorti fin dalla prima puntata che era un’illusione, perché una persona comune non riesce a capire i tempi televisivi e le necessità tecniche del mezzo, quindi non avremmo potuto portare avanti questo progetto. Per risolvere l’impasse di quel momento mi sono messo io a cucinare, ma non sapevo farlo. Del resto, come non so farlo tuttora. Io cucino, o posso dare questa sensazione abbastanza credibile in scena, ma io in realtà non cucino affatto in casa mia. Preferisco assaggiare.

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Nel tuo programma però non si parla solo di cucina, ma anche di territorio, di tradizioni?
Sì, esatto, si parla sia di turismo che enogastronomia. Poi, andando in onda in un orario nel quale il pubblico è prevalentemente femminile, si privilegia l’aspetto gastronomico, ma in realtà è soltanto un aspetto. La parte turistica è addirittura più vasta di quella gastronomica.

È importante far scoprire e riscoprire questi aspetti del nostro Paese, a volte dimenticati, a volte proprio del tutto sconosciuti?
Certo. Il mio obiettivo, fin dall’inizio, fin dal 1996, è sempre stato quello di fare cultura popolare con la televisione. Mi spiego meglio: la televisione è un mezzo d’informazione di massa che non serve per fare cultura. Infatti, per diffondere un messaggio culturale ci sono i libri, il cinema, i giornali, la musica. Io ho sempre cercato di usare lo strumento televisivo per fare cultura popolare, cioè un tipo di cultura che divulghi le usanze, le abitudini, le tradizioni italiane, nel campo enogastronomico ma anche artigianale, della piccola industria. Tutto ciò che fa parte della cultura non aulica.

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Hai girato l’Italia in lungo e in largo in tutti questi anni. C’è un luogo, un ingrediente, una ricetta che ti è rimasta nel cuore?
Il primo piatto che ho cucinato in scena a Salerno per il numero zero de La domenica del villaggio, ovvero le melanzane al cioccolato, un piatto tipico salernitano a base di melanzane, cioccolato e frutta candita. Mi è rimasto impresso perché è stata la prima volta che mi sono trovato, di fatto, davanti a un fornello.

Perché il cibo ha sempre più successo in televisione, e non solo?
Sostanzialmente per due motivi: uno generale e uno specifico. Quello generale è che il cibo è il modo più semplice di premiarci. Quando facciamo una cosa della quale siamo soddisfatti oppure quando vogliamo consolarci perché ci siamo beccati una lavata di testa dal capo, la cosa più semplice è scendere in strada e prendersi un hamburger o un bignè in una pasticceria. O ancora, se è l’ora giusta, andare al ristorante e farsi un piatto di tagliolini col tartufo alla faccia del direttore. È il modo più semplice, ma anche il più immediato perché se uno dice “adesso vado a farmi una bella partita di tennis così mi dimentico le preoccupazioni” non è poi così facile. Devi infatti prenotare il campo, trovare un compagno contro cui giocare: non è una cosa che puoi fare nel giro di 10 minuti, mentre premiarsi o consolarsi col cibo sì. In ogni strada c’è una pasticceria o una rosticceria e, anche se si è in casa, basta un gesto per aprire il frigorifero.

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E per quanto riguarda invece il motivo specifico?
Il motivo più specifico, che riguarda soprattutto le donne, è che tutte (specie le casalinghe), quando si alzano al mattino, cominciano a spremersi le meningi per inventare qualcosa di appetitoso da preparare per quando il marito e i figli tornano a casa. E, appena questi escono dopo pranzo, ricomincia lo stesso tipo di preoccupazione per la cena. Quindi i programmi di cucina danno, a chi li guarda, non soltanto dei suggerimenti di ricette complete ma anche degli spunti che poi ciascuno rielabora alla sua maniera o a seconda delle sue capacità o in base a quello che ha in casa in quel momento.

È quello che avviene anche durante i tuoi programmi?
Sì, magari uno non ripropone la ricetta nello stesso identico modo però prende spunto per prepararla in maniera semplificata oppure in base a quello che ha a disposizione in quel momento.

Questo interesse per il mondo della cucina continuerà o abbiamo già superato il culmine del successo?
No, io non la vedo come una parabola discendente, anzi. Da vent’anni a questa parte si è enormemente trasformato il panorama dei programmi televisivi di cucina, ma continua a essere vivacissimo.