A chi piace lo chef nello Spot?

19 febbraio 2015

Da quando si sono estinti personaggi come il marinaio dei bastoncini di pesce o l’anziana signora della candeggina, il mondo degli spot TV è diventato un territorio presidiato da soggetti che vivono a cavallo tra la realtà e il sogno; tipo gli chef. E sono proprio questi a far discutere di più. A pensarci bene, basta che uno chef alzi la mano o emetta un qualsiasi suono per scatenare l’opinione pubblica al pari delle dichiarazioni di Maurizio Gasparri su Twitter. Perché?

Perdomo per la Benetton

Perdomo per la Benetton

Buona parte delle persone che sosta davanti alla televisione forse non avrà mai interesse a metter piede in uno di quei ristoranti (dove si presume debba cucinare lo chef Vip), eppure le scelte professionali di questi cuochi importano davvero a tutti. molti gli chef più noti che approdano al mondo della pubblicità in tvForse perchè questo mestiere, un tempo considerato piuttosto umile, nell’ultimo ventennio è riuscito a surclassare tutti gli altri diventando il più ambito del mondo, e magari a qualcuno non va giù. O magari alcuni mal sopportano che sia proprio un grande chef a consigliare prodotti gastronomici considerati commerciali, fatto è che la storia degli chef negli spot va di traverso a molti, nonostante Matias Perdomo (ex Pont de Ferr) stia proprio bene in questo scatto Benetton. Per fare un’analisi puntuale non rimane quindi che una sola via: guardare i fatti. Ecco i più famosi spot con i cuochi degli ultimi anni.

  1. OldaniMajor è bello – Davide Oldani. Il caschetto più ambito della cucina alta-ma-pop, più di quello della Caselli dei ’70, è di Davide Oldani. Lo chef del D’O di Cornaredo ha affittato la sua acconciatura non a dei commestibili ma a una delle aziende più famose al mondo: Samsung. Quindi elettrodomestici, anche da cucina, ma soprattutto tecnologie e telefonia mobile. Con lui ce l’han di sicuro gli iPhonisti indefessi e tutti i seguaci del motto Stay Hungry. Stay Foolish. Per quanto affamati siano.
  2. Marco Pierre WhiteIl rocker dadaista – Marco Pierre White. Molti dicono che fu lui a trasformare in moda il mestiere dello chef. Ma per tanti altri (i non addetti ai lavori) Marco Pierre White, in Italia, sarà sempre quello del cuore di brodo. Era talmente sconosciuto che lo spot andò in onda con il nome in sovrimpressione, come quando al Tg intervistano le insegnanti di presunti bambini prodigio. Eppure Pierre è uno tosto che avrebbe potuto fare lo spot dove figurava con un manzo nerboruto piuttosto che con una gelatina di pollo. Occasione mancata e chef star in caduta libera sul selciato di un marciapiede.
  3. Ferrarelle AntoninoIl cuoco del popolo – Antonino Cannavacciuolo. Nonostante l’accento partenopeo (e la ricetta del tonno vitellato), davanti allo schermo mi ricorda Aldo Fabrizi ai tempi d’oro della TV italiana. Cannavacciuolo è stato fortunato perché di recente e grazie al programma Cucine da Incubo, gli è stato proposto di fare da testimonial a uno di quei prodotti che raramente ti sporca o ti compromette: l’acqua. Effervescente, in questo caso. Chiunque sarebbe ben lieto di vendere i propri ceffoni a mano aperta per promuovere qualcosa che non può infastidire più di tanto. Forse ai dirigenti della rivale San Pellegrino. Comunque Antonino ha colto le bollicine al balzo.
  4. heston blenderL’autodidatta – Heston Blumenthal. Con un cognome così, l’avrei chiamato solo per la pubblicità della carne in scatola. E invece il serioso chef del The Fat Duck, tristellato e famoso ristorante di Londra, ha concesso la sua aura a un blender. Un frullatore, insomma. Sembra la naturale trasportazione della vita di un cuoco in televisione. Puoi essere bravo quanto vuoi ma hai sempre bisogno di un blender e chi meglio dello chef te lo può presentare? Stai a vedere che Heston ha capito per cosa vale la pena mettere la faccia?
  5. panini gualtieroIl maestro – Gualtiero Marchesi. Avrà anche rivoluzionato la cucina italiana, per questo ha tutta la mia stima imperitura, ma la scelta commerciale di promuovere McDonalds attraverso ricette firmate nessuno l’ha presa benissimo. Questo non vuol dire che abbia fatto una cosa sbagliata (per lui intendo). Se ci offrissero di pagarci il mutuo in cambio di uno spot per lettiera per gatti, noi diremmo di no? Pensiamoci prima di puntare il dito.
  6. Cracco patatinaIl croccante – Carlo Cracco. È di ieri la notizia della multa dell’Antitrust a 4 aziende produttrici di patatine, e tra quelle c’erano anche le Rustiche di San Carlo pubblicizzate dal nostro. C’è da dirlo: negli ultimi tempi Cracco è stato preso in giro più di Cristiano Malgioglio. Che voglio dire, ce ne vuole. San Carlo Cracco, come è stato definito, ha forse creato una case history notevole nel settore pubblicitario italiano, presentando un’innovazione nell’utilizzo della patatina, peccato per la multa da 350.000 €, per fortuna non attribuita a lui.
  7. Così com'èIl raffinato – Bruno Barbieri. Restiamo in zona reality e parliamo di Brunone che sembra aver trovato la dimensione perfetta: uno spot che gli consente di usare quelle camicie a fiori che, grazie a Dio, non troviamo in omaggio con ogni barattolo di pomodoro di prima scelta. In effetti Barbieri pare studi attentamente gli spot da fare, quindi eccolo protagonista della televendita di conserve di qualità e cucine semi-professionali.
  8. Scabin renaultGenio è chi il genio faDavide Scabin. È difficile riconoscere un genio, puoi persino confonderlo con un folle. È un po’ quello che accade spesso con vita e cucina di Scabin che, al toto dove metto la faccia ha scelto, oltre a una nota marca di caffè, un brand che poco ha a che fare con la cucina: l’automobile. Selezione illuminata, pensa qualcuno. Lo fa con uno spot-documentario che sembra l’esordio di una web-series dai toni thriller. Non potevamo aspettarci niente di meno da lui.
  9. Gordon's ginL’arrabbiato – Gordon Ramsay. Lo conosciamo tutti e mamma che ansia. Pensi a lui e di certo non ti viene in mente un pranzo sereno ma solo angoscia e terrore. In Italia non ha debuttato con nessuno spot ma all’estero pare che il Gordon sia un habitué delle pubblicità. Va bene tutto: salsa, elettrodomestici, patatine, auto e gin, purché si chiami Gordons’s (non è una battuta). Insomma, se volete fare la pubblicità per la vostra festa di compleanno e scegliete il volto di Gordon Ramsay, è possibile. Per gli insulti c’è un sovrapprezzo.

And many more. Dunque i cuochi vestiti di bianco sono diventati parte cospicua del processo mediatico che li vorrebbe eroine di quel brodo o di questo mattarello. Vi dà fastidio? E perché secondo voi gran parte del pubblico non apprezza? È una questione di coerenza? Di invidia? A voi l’ardua sentenza.

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