Taralli napoletani: dove comprarli a Napoli

23 febbraio 2015

Le passeggiate sul lungomare di Napoli, da via Partenope a Mergellina o viceversa, ancora oggi, come da tradizione, sono caratterizzate da un sacchetto di taralli ‘nzogna e pepe (sugna e pepe) caldi, accompagnati da una buona birra fresca e acquistati nei chioschetti tipici sparsi su tutto il percorso. ritenuto cibo dei poveri, era preparato con un grasso molto calorico per sostentare il popolo Il tarallo nasce come cibo povero secoli fa: difficile stabilire una data precisa, ne parlano tanti libri storici, compare più o meno intorno al diciassettesimo secolo, più o meno all’epoca di Masaniello. Era ottenuto dagli avanzi dell’impasto del pane cotto a legna, a questo si aggiungeva la sugna, grasso di maiale e tanto pepe, per renderli più saporiti. La forma tipica è ottenuta da due strisce piccole di pasta, che sono intrecciate e chiuse a cerchio. Proprio perché ritenuto cibo dei poveri, il grasso aggiunto era molto calorico, quindi serviva come nutrimento per il popolo, lo sosteneva per l’intera giornata.

Lavorazione dei taralli

Il tarallo man mano diventa sempre più caratteristico: nasce la figura del tarallaro, venditore di taralli che girava per la città con la sporta, una cesta portata a spalla. Nell’Ottocento all’impasto classico è aggiunto un nuovo ingrediente, la mandorla, e da lì la ricetta dei taralli napoletani per antonomasia è proprio questa: farina, sugna, pepe, acqua, sale, lievito e mandorle. A raccontarci la storia dei taralli è un rappresentante di una delle famiglie più note in città per la loro produzione: Patrizio Infante del tarallificio Leopoldo. Negli anni ‘4o, Leopoldo Infante inizia a lavorare presso il panificio del suocero ai Gradini di Santa Barbara, nei pressi del porto. Riesce a mettere a punto una ricetta che conquisterà i palati dei napoletani fino a diventare un prodotto tipico partenopeo, meglio noto come il tarallo di Leopoldo.

Marco Infante forma i taralli

Gli ingredienti sono semplici, li abbiamo già elencati, il segreto sta nella cottura e in particolare nella biscottatura. Il colore deve essere ben dorato, quasi tabacco, come diceva lo stesso Leopoldo. La tradizione è tramandata da padre in figlio, quindi da Leopoldo ai due figli Gianni e Patrizio, fino a Marco, figlio di quest’ultimo, che ha imparato presto il trucco per controllare se i taralli sono giunti a giusta cottura. Questi sono 3 suggerimenti dove poter acquistare i migliori taralli a Napoli.

  1. Marco e Patrizio InfanteLeopoldo (via Foria 212, piazza degli Artisti 6/7, via Chiaia 258/259, via Scarlatti 82, via dei Tribunali 49, via Toledo 371): la sede storica della famiglia Infante è proprio quella di via Foria. Dopo l’esperienza maturata nel panificio del suocero, Leopoldo Infante aprì la sua prima sede in pieno centro storico e da qui a macchia d’olio si è poi diffuso per tutta la città. La tradizione è vista anche in chiave moderna, cercando di venire incontro alle esigenze di tutti i clienti. È da poco nato, infatti, il tarallo vegano, realizzato con olio d’oliva.
  2. taralliL di Leopoldo Infante (via Toledo 8, via Colonna 46/47, via L. Giordano 45): da un po’ di tempo l’azienda storica ha subito delle trasformazioni. Questo ramo oggi è gestito da Leopoldo e Nunzia, figli di Gianni Infante. Sono 4 le sedi, l’ultima nata si trova a Spaccanapoli, in via Benedetto Croce 30/31, dove va di moda il cuoppo di taralli, una tendenza che prende spunto dalla storia dello street food partenopeo.
  3. fratelli rescignoPanificio Rescigno (via di Niso, 29): è forse uno dei panifici più storici della città e uno dei prodotti tipici è proprio il tarallo napoletano. Oggi è considerato uno sfizio, i taralli presenziano anche nei buffet delle feste e sono considerati un prodotto tipico locale, a tal punto da incuriosire e stuzzicare soprattutto il palato dei turisti.

I commenti degli utenti