Rece Rock: 180g Pizzeria Romana a Roma

28 Febbraio 2019

Amo la pizza napoletana, quella col bordo alto come un tomo della Treccani, ma per mangiarla preferisco fare i 218 chilometri che separano casa mia da via dei Tribunali a Napoli anziché accontentarmi dei surrogati che potrei trovare comodamente all’interno del Grande Raccordo Anulare. Se invece desidero mangiare la pizza romana, quella fina come una cartina per farsi le canne ma erroneamente considerata la gemella sfigata di quella napoletana, mi basta fare 650 metri a piedi. Tanto separa casa mia dalla pizzeria 180g, a Centocelle (via Tor de’ Schiavi, 53), Roma.

– L’ambiente è piccolo ma curato e carino. Mi capita il tavolo di fronte alla cucina a vista e provo infinita stima per il pizzaiolo che impasta ininterrottamente con il forno a legna a mezzo metro dalle sue spalle. Per cercare sollievo, pare abbia mandato il curriculum alle Acciaierie di Terni.

– Leggere il menu è un po’ come quando sei su Amazon: vorresti tutto, metti 200 cose nel carrello ma poi, al dunque, sei costretto a dover scegliere e togliere a malincuore un po’ di cose.

– Come antipasto opto per la focaccia doppio strato con mortadella. Amo talmente tanto il profumo della mortadella appena affettata che la userei al posto dei fogli profumati nei cassetti della biancheria e delle lenzuola. Lavanda, scansate proprio. La focaccia è talmente tanta che basterebbe solo questa per sfamare un condominio. Si fotta il condominio, me la mangio tutta io.

– La bruschetta con stracciatella di burrata e alici è fatta con la ciriola, non con la solita fetta di pagnotta. Godo, fiero e consapevole di avere un alito che devasterà la mia vita sociale per le prossime 6 ore.

– La ciriola è talmente carica che mi sento come Verdone in Acqua e Sapone nei panni di Padre Michael Spinetti mentre mangia la pastarella allo zabaione in pasticceria e si sbrodola tutto addosso. Se pensate che Acqua e Sapone sia solo un negozio di profumi e detersivi, allora siete dei poppanti. Se invece conoscete il film, siete dei vecchi catorci cinefili. Come me.

– Il supplì al telefono (talmente filante che per dividerlo in due sono dovuto arrivare al parcheggio) e il supplì di tonnarello cacio e pepe costituiscono quella sottile linea di demarcazione tra un mi sento già sazio e un mi serve una lavanda gastrica. Scopro su Google Maps che la Clinica Guarnieri dista solo 500 metri da qui. Posso osare e ordinare le pizze.

– La pizza rossa con ‘nduja è buona, ma non così piccante da farmi preoccupare di somigliare, l’indomani mattina, a un cinopiteco di spalle. A buon intenditor, poche parole.

– La pizza con patate, pancetta e caciocavallo soddisfa il mio fabbisogno calorico per i prossimi 2 mesi. Ma la pizza romana è sottile e mi fornisce l’alibi perfetto per poter prendere anche il dessert

– Il foratino zuccherato, che i francesi definiscono carinamente dessert, si materializza nella clamorosa reinterpretazione e trasformazione del maritozzo con panna in un maritozzo con gocce di cioccolata nell’impasto riempito con buonissima crema alla ricotta. Se un giorno dovessi ammalarmi di diabete, userò questo fantastico dolce per suicidarmi.

Il conto è l’unica cosa leggera dell’intera cena. Sono davvero soddisfatto. Coi soldi avanzati potrei tornare a casa con un taxi abusivo. Ma, per soli 650 metri, ne prenderò uno bianco ufficiale.