Miglior lampredotto a Firenze: 5 chioschi da visitare

17 dicembre 2013

Firenze è una città meravigliosa, di quelle dove potrei pensare di trasferirmi il giorno che fuggirò dalla capitale e dunque vederla per ampi tratti trasandata e sciatta mi fa rabbia (una recente visita agli Uffizi, in condizioni preoccupanti, mi ha stretto il cuore) e mi fa pensare a come questa nazione si stia sempre più buttando via.Firenze, come altre città italiane, deve la sua importanza dal punto di vista gastronomico alla tradizione secolare del mangiare in strada Firenze la amo, di cibo parlando, per lo straordinario rito del mangiare di strada – e veramente da strada, mica solo per mettere marchi e titoli –  in quella declinazione unica che è il lampredotto (e trippe assortite). Certo c’è un tempio inossidabile come l’Enoteca Pinchiorri (Via Ghibellina, 87), in cui almeno una volta nella vita (massimo due, che oltre non ce lo possiamo permettere) bisogna mettere piede per capire la via italiana all’alta ristorazione: non sarà la cena migliore della vostra vita ma un’esperienza, nell’accoglienza, nel servizio, nell’attenzione al cliente, che ha pochi eguali. E poi Vito Mollica, al Palagio del Four Seasons (Borgo Pinti, 99): qualche piatto assaggiato in disperate occasioni, tipo fiere o convegni,  mi ha fatto venir voglia di andare a provare la sua cucina. Ed è sbarcata pure Valeria Piccini al St.Regis (Piazza D’Ognissanti, 1), ed è altamente improbabile che fallisca. E a seguire una serie di ristoranti, dal buono al discreto: ma nessuno per il quale ti metteresti in viaggio. O quasi nessuno.

Panino con lampredotto

Panino con lampredotto

Perché qui torniamo al lampredotto e ai trippai, che così si chiamano questi procacciatori di delizie. La fila, il panino inzuppato nel brodo, la domanda “salsa verde o piccante?” (io scelgo la prima, che mi conserva il sapore della materia prima) e via, pronto da mangiare, avvolto nella sua carta oleata, prevalentemente in piedi, oppure se siete al mercato e ci tenete proprio a sedervi, litigandovi un posto in panca. Ma qual è il miglior lampredotto a Firenze? Ecco i miei preferiti (non è una classifica, ma solo un giudizio su quelli che conosco, c’è chi è più bravo e preparato):

  1. Nerbone al Mercato Centrale, soprattutto per l’ambiente. Dovete fare a cazzotti con clienti italiani e stranieri per avere l’agognato panino
  2. il chiosco di Nencioni alla Loggia del Porcellino perché, oltre al lampredotto, trovate la poppa e la matrice, l’utero della vacca: buonissimi da sdilinquirsi.
  3. E poi, per tre motivi, Sergio e Pier Paolo: il loro chiosco è su un’ape (e questo mi ricorda la mia Sicilia); ogni giorno trovate un lampredotto diverso, l’ultima volta, era sabato, uno splendido, umido e gustosissimo con le patate e, infine, vi voltate, ed entrate al Cibreino, uno dei quei posti per cui l’eccezione fa la regola nella ristorazione fiorentina.
  4. Al Cibreino, fratello minore (ma solo nei prezzi) del più noto Cibreo, seduti ai tavoli con chi capita, mangerete lo sformato di ricotta ed erbette (che erbette!), il passato di pesce appena piccante, l’insalata di trippa (per non perdere l’abitudine), il collo di pollo ripieno.
  5. Ma se per finire, volete proprio mangiarvi il lampredotto seduti e serviti, avviatevi tra i vicoli intorno a Palazzo Pitti, arrivate a Piazza della Passera e sedetevi ai tavoli del Magazzino. E fatevi guidare da Luca Cai, già trippaio di strada, oggi oste, che vi condurrà tra poppa grigliata, lampredotto sotto forma di ghiotte polpettine , come ripieno di ravioli veramente unici, e per finire bollito nella sua classica semplicità. Finire per modo di dire, perché c’è la lingua, le linguine con il cavolo nero, la trippa alla fiorentina.

E per una sera non penserete al fatto che stiamo svendendo un patrimonio, il nostro.

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