Basara Milano: il bello della sushi pasticceria

2 Ottobre 2019

Farsi un nome nella scena del sushi a Milano, non è un compito semplice. Orientarsi tra locali storici e all you can eat, tra ristoranti autentici e sushi shop fusion, non è semplice: tutti hanno una propria schiera di fan, checché se ne dica. E poi ci sono ristoranti che sanno interpretare i trend senza snaturare l’essenzialità del sushi nipponico, portando novità in armonia con la tradizione. Basara ormai è un piccolo impero con le sue quattro sedi a Milano – l’ultima nel cuore della città, in Duomo – e altre due a Venezia e Porto Cervo.

Abbiamo scelto la tranquilla e affascinante sede di via Washington, situata al primo piano e non al piano terra come siamo abituati in occidente. Un tocco molto giapponese, sia voluto o meno: non è affatto raro a Tokyo che i ristoranti si trovino al secondo, terzo, quarto piano, in uno sviluppo gastronomico in verticale che ci lascia ancora un po’ spiazzati. La sede di via Washington ha un elegante kaiten nero su cui piccoli piatti si susseguono e intorno al quale si sviluppa un bel bancone di legno. La sala esterna – sebbene racchiusa da vetrate – si affaccia su un giardino zen di gusto nipponico.

Il menu è ampio ma fortunatamente non enciclopedico. Ci sono diverse tartare e poi carpacci, sashimi, chirashi e nigiri. Questo per quanto riguarda i classici, poi si può spaziare con gli uramaki (o sushi roll). Per testare l’acqua ci concediamo un nigiri insolito, con una fettina di carne wagyu appena scottata che si scioglie in bocca. Per non farci mancare niente, proviamo anche un temaki a base di gambero in tempura e avocado, saporito e inequivocabilmente fresco a partire dall’alga nori.

Rimaniamo per un po’ sul tradizionale, ma per giudicare un locale di sushi a Milano ormai bisogna provare il suo uramaki game, quindi ci sbizzarriamo: spicy tonno tartare con maionese piccante; California roll deluxe, con insalata di gamberi cotti, avocado e gambero in tempura e per finire un uramaki a base di foie gras e gambero in tempura, giusto per seguire il filo rosso iniziato con il nigiri di wagyu. I rotolini spariscono dal piatto con grande velocità: davvero ottimi. Quello che risalta, nonostante i condimenti carichi che gli uramaki spesso esigono, è la freschezza della materia prima.

Dato che ci troviamo in una sushi pasticceria, il momento del dessert è d’obbligo. Al posto della carta dei dolci c’è un vassoio di riproduzioni fedeli da cui scegliere con gli occhi: optiamo per una cheesecake giapponese con salsa al cioccolato e un tortino alla banana e cioccolato entrato in menu da poco. Il cucchiaino finisce tutto rapidamente, il dolce è calibrato e non eccessivo: una degna conclusione del pasto.