Com’è L’Elementare, la pizzeria sulla bocca di tutti a Roma

7 Settembre 2020

Dell’apertura de L’Elementare a Roma vi avevamo dato notizia in anteprima qualche settimana fa. Non potevamo certo attendere troppo per provare la nuova pizzeria di Mirko Rizzo e Federico Feliziani che, dopo il successo del format estivo al Parco Appio (via dell’Almone, 105), hanno consolidato il loro rapporto in quello che un tempo era il Bir & Fud di Trastevere. La nostra visita è coincisa con il loro primissimo servizio, in una Roma di inizio settembre ancora semivuota, a giudicare dalla disponibilità di parcheggi sul Lungotevere. I tavoli esterni sono pochi e non adatti a comitive numerose. A dare un tocco un po’ psichedelico alla cena, un lampione stroboscopico dell’illuminazione pubblica: immaginate le difficoltà nello scattare le foto.

All’interno il locale è rimasto sostanzialmente lo stesso, a parte un’imbiancata e la scritta L’Elementare. Pizza e birra a ricreazione che campeggia sul muro di fronte al bancone, dove nella serata di debutto, stazionavano le menti di questo progetto: il già citato Federico Feliziani, Manuele Colonna che cura la selezione birraria e Luca Turchetta, che si occupa di scovare perle gastronomiche in giro per l’Italia. Mirko Rizzo invece era, per nostra fortuna, davanti al forno.

Il menu

Duplice funzione per la tovaglietta di carta su cui è stampato il menu. Gli immancabili fritti sono divisi tra Classici e Speciali. Le pizze a loro volta sono Rosse o Bianche, con varianti tutte abbastanza tradizionali: dalla Marinara alla Fiori e Alici, passando per Capricciosa e Quattro Formaggi. Per chi cerca qualcosa di più particolare, può optare per le Speciali che già dai nomi lasciano trasparire opulenza e creatività: Porco Blu, La Pizza che non c’è, Transumanza. Completano la proposta antipasti non fritti (tra cui il tagliere di salumi e formaggi), i panini con gli hamburger e la sezione dedicata a Chips e Strips presenti in diverse declinazioni.

Le birre e i vini

La tap list, firmata come dicevamo da Manuele Colonna del Ma Che Siete Venuti a fa’, vede protagoniste assolute le birre degli artigiani laziali con 10 spine dedicate; le altre vie dell’impianto se le dividono i birrifici della Franconia e quelli Ospiti: a rotazione realtà italiane e straniere. Non mancano interessanti etichette di vini, prevalentemente naturali.

I prezzi

I supplì classici costano 2 euro, mentre la Margherita 7. Scegliendo proposte più complesse inevitabilmente il conto diventa più esoso, con pizze Speciali e hamburger che arrivano fino a 14-15 euro. Spine tutte a 6 euro ma con quantità variabili a seconda della tipologia. Siamo in linea con i prezzi della Capitale, dove le stesse cifre sono spesso pagate in location meno centrali e con materie prime di minor pregio.

L’assaggio

Tra i fritti classici, buono il Supplì Tonnarello cacio e pepe, la panatura si presenta con la giusta croccantezza, equilibrato il condimento con una moderata quantità di pepe. Dati gli ingredienti, risulta un po’ troppo delicato invece il Supplì pasta e patate, bufala affumicata e guanciale.

Per quanto riguarda la pizza (nello specifico una bianca con mozzarella cicoria e salsiccia), Mirko Rizzo è tornato alle origini della tonda romana impugnando il mattarello, con l’obiettivo di realizzare un impasto quasi sfogliato e ovviamente croccante. Il risultato è ampiamente raggiunto: pizza sottile e priva di cornicione, anche per via del condimento ben distribuito fino al bordo. La parte centrale presenta tuttavia un minimo di elasticità, utile ai fini della manegevolezza degli spicchi: piegandola non si spezza e non si disintegra, come spesso accade con alcune romane. Buona la cottura, con un’inevitabile ma leggera bruciacchiatura dei bordi.

La pizza a portafoglio

Un Tiramisù o una più internazionale Carrot Cake con crema al burro, sarebbero stati una degna conclusione. La speranza è che gli amanti dei dolci ci perdonino, perché la curiosità di provare pure la pizza a portafoglio era tanta. il richiamo allo street food napoletano ma con realizzazione romana L’Elementare infatti, ha anche un’offerta da passeggio e il nostro dessert è stata una Margherita, piegata in quattro e servita in un triangolo di cartone. L’impasto è lo stesso di quella al piatto, sebbene i panetti siano di 140 g anziché 180. Il richiamo alla regina dello street food napoletano è evidente, la difficoltà era di replicarla in chiave romana e cioè sottile e croccante. Nulla da dire dal punto di vista del gusto ma prendendo in prestito un termine informatico, l’usabilità del prodotto è da migliorare, infatti è già previsto un cambiamento del packaging. Inevitabilmente qualcosa del condimento fuoriesce, ma a parziale scusante c’è da sottolineare una certa impazienza nell’addentarla (mea culpa). Il consiglio di Mirko Rizzo è stato: “Se la prendi appena sfornata, fatti prima una passeggiata. Devi arrivare almeno a Piazza San Calisto per mangiarla…

I Video di Agrodolce: Torta salata con zucchine