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Come funziona davvero l’IVA sugli alimenti

di Marta Manzo 9 Novembre 2023 10:30

Guardando lo scontrino ve ne sarete di certo accorti: l’IVA sugli alimenti non è sempre uguale. Ma perché? Qui cerchiamo di fare un po’ di chiarezza su come funzionano le aliquote IVA per i beni alimentari

In linea di massima, nel nostro Paese, sui prodotti alimentari vige un’aliquota IVA al 4%, la più bassa. Ma non è del tutto così. Chi normalmente, quando fa spesa, guarda con attenzione lo scontrino se ne sarà certamente accorto: ci sono, infatti, alimenti e alimenti. Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza: ecco come funziona davvero l’IVA sugli alimenti.

Che cos’è e come funziona davvero l’IVA

Prima di avventurarci nel mondo dell’IVA alimentare, bisogna partire dal concetto di base: che cos’è l’IVA? Questo acronimo, che indica l’Imposta sul Valore Aggiunto, è un tributo che si applica ai consumi ed è a carico dei consumatori.

Ogni volta in cui compriamo un prodotto o un servizio, cioè, il negoziante applica un prezzo, quasi sempre già comprensivo dell’IVA. Che, quindi, raccoglie e versa successivamente all’Agenzia delle Entrate.

Cosa sono le aliquote IVA

L’IVA su prodotti e servizi ragiona per aliquote, cioè in percentuali: sono quelle che si applicano al prezzo di un dato bene, per calcolarne il prezzo finale. Questo, infatti, è dato – come dicevamo qui sopra – dal prezzo del prodotto + l’IVA. Che noi versiamo al venditore e che poi lui versa allo Stato.

Come si stabiliscono le aliquote IVA?

Per rispondere a questa domanda bisogna fare riferimento a un documento. In particolare il Decreto del Presidente della Repubblica del 26 ottobre 1972, n. 633  – Istituzione e disciplina dell’imposta sul valore aggiunto. È questo, infatti, il documento base dal quale, poi, sono state e vengono definite tuttora le regole, le aliquote, le specifiche e i cambiamenti sull’IVA.

Quante sono le aliquote IVA

ragazza al supermercato

Attualmente esistono 4 tipi – dunque percentuali – di aliquote IVA: al 4%, al 5%, al 10% e al 22%. Quest’ultima è definita come aliquota ordinaria, mentre le altre varianti sono aliquote ridotte, perché utilizzate per lavori, beni e servizi ritenuti meritevoli di agevolazione. 

Come funziona davvero l’IVA sugli alimenti: l’aliquota al 4%

Per capire come funziona davvero l’IVA sugli alimenti bisogna rifarsi ancora al suddetto D.P.R. 633/72 Decreto del Presidente della Repubblica del 26/10/1972 n. 633. Per il quale molti alimenti ricadono nella fattispecie di beni e servizi soggetti ad aliquota ridotta. Questa aliquota minima, stabilita al 4%, è dunque la percentuale che si paga sui prodotti di primaria importanza.

In questa categoria, perciò, ricadono beni come il latte fresco (non concentrato, né zuccherato) destinato al consumo alimentare e sottoposto a pastorizzazione; burro, formaggi e latticini, ortaggi e piante mangerecci – tranne i tartufi – anche cotti, congelati e surgelati.

Ma anche farine di cereali, legumi (da granella, secchi, sgranati, decorticati o spezzati), frutta commestibile, fresca o secca, temporaneamente conservata, cotta, congelata e surgelata senza aggiunta di zuccheri, olio d’oliva e margarina, pasta, gnocchi di patate freschi, crackers, fette biscottate, pane e prodotti di panetterie senza aggiunte, pomodori (pelati e conserve), olive in salamoia.

Prodotti alimentari con aliquota IVA al 5%

Con aliquota al 5%, invece, si ritrovano i tartufi freschi o refrigerati, ma anche spezie come basilico, rosmarino e salvia, freschi, origano a rametti o sgranati, destinati all’alimentazione. Questo perché, invece, le piante allo stato vegetativo di basilico, rosmarino e salvia sono classificati al 10%.

Aliquota IVA ridotta al 10%

carne di cavallo

In questa categoria, che è la percentuale che si paga sui prodotti e servizi del settore turistico (come alberghi, pizzerie, hotel, ristoranti, eccetera), ricadono anche molti prodotti alimentari specifici.

Tra gli altri, oltre ad alcuni animali vivi destinati a essere utilizzati nella preparazione di prodotti alimentari, si trovano infatti qui carni e parti commestibili di specie equina, asinina, mulesca, bovina, suina, ovina e caprina, fresche, refrigerate, congelate o surgelate, così come salate o in salamoia, secche o affumicate.

Ci sono anche le frattaglie da queste specie ottenute, così come tutti i volatili da cortile, in qualsiasi forma e tutti gli animali vivi – loro carni, parti e frattaglie – destinati all’alimentazione umana,  budella, vescica e stomaco di animali, interi o in pezzi, esclusi quelli di pesci, destinati all’alimentazione umana o animale.

Ancora, si trova qui anche il lardo, lo strutto e altri grassi. Così come lo yogurt, il kefir, il latte conservato (concentrato o zuccherato), le uova, il miele, ortaggi e piante mangerecce macinati o polverizzati, ma non altrimenti preparati (per esempio topinambur, patate dolci), l’uva da vino, il , cereali mondati, perlati, in fiocchi.

Si trovano germi di cereali anche sfarinati, farine di glutine e glutine, farine di semi e frutti oleosi, alghe, strutto e altri grassi come il lardo, estratti e sughi di carne ed estratti di pesce, prodotti a base di zucchero non contenenti cacao, come caramelle, torrone, “in confezione non di pregio, quali carta, cartone, plastica, banda stagnata, alluminio o vetro comune“.

Si trovano farine di avena e cereali minori per uso non zootecnico e prodotti a base di cereali; ottenuti per soffiatura o tostatura: come ”puffed-rice”, ”corn-flakes” e simili.

Ci sono salami, salsicce, salse e condimenti, quindi dadi per brodo, omogeneizzati, prodotti della panetteria fine, della pasticceria e della biscotteria, ortaggi, piante mangerecce e frutta preparati e conservati in aceto o acido acetico, frutta congelata con aggiunta di zuccheri, puree e paste di frutta, gelatine, marmellate, ottenute mediante cottura, anche con aggiunta di zuccheri.

E poi preparazioni per zuppe, minestre, lieviti naturali (vivi o inattivi) o artificiali preparati, acqua, aceto. Prosciutto crudo o cotto, spezie e tuberi. Ma anche crostacei, escluse aragoste, astici e ostriche.

Beni alimentari ad aliquota IVA al 22%

Infine, rimane appunto l’aliquota più alta e ordinaria: quella al 22%. Che è valida per tutto ciò che non ricade nelle altre categorie.

Qui, perciò, troviamo tutti i nostri  pasti consumati nei ristoranti, bar e nelle altre attività di ristorazione, soprattutto quando acquistiamo prodotti confezionati.

Vi ricadono anche vino e bevande alcoliche e superalcolici (fatte salve alcune fattispecie particolari) e quasi tutti i restanti prodotti alimentari, come dolci, snack, prodotti da forno, prodotti processati e ultra-processati.