Fichi d’India: sapore, stagione e come usarli in cucina

2 Luglio 2019

Il frutto delle contraddizioni con la sua origine esotica ma al tempo stesso nostrana, un sapore estremamente dolce celato da una scorza dura e spinosa: i fichi d’India contengono una così vasta gamma di caratteristiche da rivelarsi ogni volta una scoperta inaspettata.Originari del Messico, hanno trovato una seconda casa in Italia
Appartenente alla famiglia delle Cactaceae, proveniente dal Messico, l’Opuntia ficus – così il suo nome scientifico – già ampiamente utilizzato ai tempi degli atzechi, non tardò a diffondersi nelle regioni meridionali dello stivale approdando soprattutto nei territori aridi e soleggiati della Sicilia. Tanto che oggi non c’è strada che si attraversi senza trovarsi di fronte ad un paesaggio da cartolina punteggiato da fitte composizioni di fichi d’India che svettano verso i raggi solari.

Con radici che non superano i 30 centimetri di profondità, i fichi d’India – una volta scelto il terreno più adatto – crescono liberamente senza alcun bisogno di intervento umano: Crescono spontaneamente e sono ricchi di proprietà benefichesi compongono di pale (ossia di fusti dalla forma piatta e ovale della lunghezza di circa 35 centimetri) sulle quali nascono i fiori quale preludio al frutto vero e proprio. Quest’ultimo si presenta con una superficie dalla consistenza dura e spinosa e con un peso che può variare dai 150 a 400 grammi. Quanto al colore, poi, a seconda della varietà, potrete trovare fichi d’India dalle tonalità giallo-arancioni (appartenenti alla sulfarina), rosso porpora nella varietà sanguigna, oppure dalle sfumature tenui del bianco se si tratta della muscaredda. Tuttavia, quale che sia la varietà, caratteristica comune a tutti i fichi d’India è l’elevata concentrazione di proprietà benefiche per la salute, contenute soprattutto nella parte della polpa; il fico d’India infatti è composto per l’85% da acqua e per il restante 15% da fibre, proteine e grassi. Non mancano inoltre numerosi sali minerali, vitamine dei gruppi A, B e C e una quantità significativa di antiossidanti, come beta-carotene, luteina e zeaxantina.

Stagionalità e sapore

Il discorso riguardo alla stagionalità e al sapore non può di certo ridursi facendo riferimento alla stagione estiva e alla predominanza del gusto dolce, in quanto si rivela ben più complesso e sfaccettato. Innanzitutto, c’è da dire che i fichi d’India fruttificano naturalmente a maggio, ma che grazie alla tecnica della scozzolatura – ossia del taglio dei primi fiori – partecipano di una seconda fioritura più rigogliosa durante l’estate con la maturazione dei frutti nel periodo autunnale. È proprio da fine settembre a novembre, infatti, che si possono cogliere i migliori fichi d’India in assoluto, detti bastardoni tardivi, più grossi e succosi e con qualche seme in meno rispetto a quelli più precoci. Quanto al sapore, poi, i fichi d’India si caratterizzano per un giusto mix di dolcezza e acidità con piacevoli note fresche e dissetanti, ideali per la stagione estiva. Per i frutti giunti a completa maturazione non mancano inoltre intriganti richiami all’aroma della papaya. Anche da questo punto di vista, però occorre distinguere in base al tipo di varietà: i muscaredda (di colore bianco) sono più saporiti e meno dolci di quelli gialli ( i sulfarina) e risultano più gradevoli al palato per la loro consistenza meno farinosa e la polpa più carnosa. I sanguigni, invece, sono la giusta via di mezzo quanto a consistenza, ma di certo i più dolci di tutti.

Come usarli in cucina

I fichi d’India sono versatili sotto molteplici punti di vista: innanzitutto per le numerose parti commestibili di cui si compongono e in secondo luogo per la possibilità di utilizzarli in piatti sia crudi che cotti. Ma andiamo con ordine. Del fico d’India si possono utilizzare tre parti: le pale (dalla consistenza simile alle taccole) da tagliare a listarelle e cucinare come verdura; i petali dei fiori, perfetti da aggiungere all’insalata; e i frutti da mangiare sia crudi che cotti. Il modo più veloce e semplice per portare in tavola i fichi d’India è senz’altro quello di unirli a insalate verdi (da provare il mix con arance, olive e formaggio) o di frutta da servire come dessert. Se invece, amate sperimentare, realizzate le chips di fichi: private la buccia delle spine, tagliatele a dischetti, impanatele con uovo e pangrattato e friggetele in olio bollente. Dalla spremitura dei fichi inoltre si ottiene un succo eccezionale per condire risotti e primi piatti. In Sicilia, uno dei prodotti più tradizionali è lo sciroppo di fichi d’India – dalla consistenza e dal sapore molto simile a quello dello sciroppo d’acero – ottenuto dalla concentrazione della polpa privata dei semi, utilizzato per preparare dolci o come infuso per un liquore digestivo. Sempre al Sud, inoltre, i fichi d’India vengono conservati sotto forma di marmellate e mostarde con cui accompagnare i formaggi, o ancora lasciati essiccare al sole dopo averli tagliati a rondelle spesse e averli conditi con una generosa presa di zucchero di canna.