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Vero o falso: l’acqua in montagna bolle prima?

di Marco Grigis • Pubblicato 28 Ottobre 2014 Aggiornato 18:06

Il punto di ebollizione dell’acqua varia a seconda dell’altitudine: più bassa è la pressione atmosferica in montagna, minore è la temperatura necessaria.

Sarà capitato a molti di trovarsi in vacanza in montagna, pronti per gustare un veloce piatto di pasta o una tisana rilassante dopo una lunga giornata di escursioni immersi nella natura. Posta l’acqua sul fuoco, però, la sorpresa: l’ebollizione sopraggiunge in tempi più rapidi rispetto al fornello di casa. Non c’è bisogno di scomodare sortilegi e leggende per giustificare il proprio stupore: l’ebollizione dell’acqua è soltanto un fenomeno fisico. La pressione atmosferica modifica il punto di ebollizione dell'acquaNormalmente l’acqua bolle raggiunti i 100 °C, a questa temperatura comincia il processo di trasformazione dallo stato liquido a quello gassoso del vapore. Ogni 300 metri d’altitudine accumulata, tuttavia, tale punto di ebollizione si riduce di circa 1 grado: a livello del mare saranno quindi necessari 100 gradi, in una baita a 2.000 metri circa 94. Per quale motivo? La spiegazione sta nella variazione della pressione atmosferica: anche allo stato liquido, nell’acqua sono presenti delle impercettibili molecole di vapore saturo. Quando la loro pressione interna inizia a eguagliare quella atmosferica, queste molecole tendono a ingrandirsi sino a scoppiare, passando così allo stadio successivo di vapore acqueo. Tale aumento della pressione interna è innescato dal calore del fornello. Questo però ancora non spiega la differenza tra uno sperduto rifugio di montagna e una cucina affacciata sul lungomare. Niente paura, la risposta è fortunatamente molto semplice: la pressione atmosferica diminuisce all’aumentare dell’altezza, quindi sarà più bassa in montagna rispetto alle località costiere. Di conseguenza, essendo la pressione atmosferica ridotta, contenuti saranno anche la temperatura e il tempo necessari a quella interna per eguagliarla.